La «brigata d’argento» contro l’antenna del telefono

È una mattina dell’ultima settimana di maggio, quando al quartiere Pigneto di Roma, nella «zona dei villini», si sente un citofono suonare. Matilde, che vive nel quartiere, va a rispondere. Dall’altra parte, una vicina con cui non aveva mai avuto modo di scambiare due parole. Salve signora, lei lo sa dell’antenna? No, che antenna? Quella dei telefonini, quelli nuovi che c’hanno pure il video: ne impiantano una proprio qui.
La stessa scena si ripete in tutti i villini. Ed ecco pian piano radunarsi in strada decine di persone, davanti ad una delle palazzine caratteristiche del quartiere, nella zona detta «cooperativa Termini» perché fu costruita da una cooperativa di ferrovieri. C’è gente che va e viene, chi chiede cosa sta succedendo, chi già pensa a forme di protesta. Si tratta di un ripetitore di Vodafone per il nuovo protocollo Umts, al secolo «videofonini», ultima frontiera della comunicazione wireless. Gli operai vorrebbero andare avanti con i lavori, ma la gente non glielo permette.
«C’era un’atmosfera molto speciale – ci racconta Matilde – perché tutti eravamo lì per impedire che l’antenna venisse istallata, tutti eravamo convinti che avere una cosa del genere a pochi centimetri dalla testa facesse male, ma ognuno di noi proveniva da una storia differente: c’erano persone abituate a protestare per salvaguardare il quartiere, e altri che domandavano cosa si potesse fare, perché ignoravano qualunque forma di mobilitazione».
Ma è la mattina di un giorno lavorativo, e pian piano la gente comincia ad andar via: c’è chi deve andare al lavoro, chi ha altri impegni. Alla fine, a fare il picchetto resta solo la «brigata d’argento», come la chiama Matilde per via del colore dei capelli. E i senior del quartiere cominciano a parlare tra loro scoprendosi cittadini.

La polizia si arrende

Arriva il sostegno del comitato di quartiere, e la gente comincia a raccontare storie. «Molti anni fa – racconta una signora – siamo riusciti ad impedire la costruzione di un parcheggio sotterraneo stendendoci per terra davanti alle ruspe. Facevamo i turni, di modo che ci fosse sempre qualcuno, a impedire i lavori». Ma un parcheggio poteva anche essere una cosa buona, le obiettano. «Avrebbe portato più macchine e più inquinamento», taglia corto lei.
A poco a poco, il picchetto diventa un luogo dove discutere, scambiare opinioni e soprattutto per stare insieme. «Quello che colpiva più di tutto era l’atmosfera – continua Matilde – C’era molto entusiasmo, perché c’era un obiettivo comune da perseguire, e si poteva farlo solo tutti insieme, quelli già alfabetizzati alla politica [che magari sono andati in piazza anche contro Bush] e quelli che non lo sono».
Alla gente del quartiere si aggiungono i ragazzi che vivono in affitto nel villino dove dovrebbe essere impiantata l’antenna. Così si viene a sapere che il proprietario che ha firmato il contratto con la multinazionale inglese è un neurochirurgo, nonché docente a Tor Vergata. Il villino lo affitta [a caro prezzo] agli studenti, lui vive ai Parioli, quartieri ricchi. In poco tempo, con l’aiuto dei ragazzi e di internet, la «brigata d’argento» s’impadronisce della biografia del professore, e decide di andare a protestare da lui il giorno dopo.
Nel frattempo gli operai, incalzati dall’impresa, chiamano la polizia, che arriva alle due, ora in cui solo gli anziani possono restare a presidiare la strada. «Si discute per un po’, come sempre c’è un poliziotto che fa la parte del buono, l’altro del cattivo. Ma alla fine capiscono che non c’è verso di mandarci via, così chiedono i documenti: io, coi miei 56 anni, ero di gran lunga la più giovane». I poliziotti stendono un verbale, in cui dichiarano di non avere la forza di sgomberare il presidio. Così, per questa prima giornata, i lavori si bloccano e tutti se ne tornano a casa.
«La mattina dopo, però c’era più gente: c’erano gli abitanti e il comitato di quartiere, i ragazzi della Snia Viscosa [il centro sociale della zona] e l’assessore ai lavori pubblici del IV municipio, Sandro Santilli, di Rifondazione». Anche il presidente del municipio, il diessino Vincenzo Puro, che era passato il giorno prima, fa sapere di essere contrario alle «antenne selvagge». Tanta gente frena anche questa volta la polizia, più che intenzionata ad intervenire.
Un gruppo di persone si dirige a Tor Vergata, per parlare direttamente con il professore, che decide di riceverli. Dopo che quelli del Pigneto hanno espresso le loro ragioni il professore dice che non c’era bisogno di manifestare. Ma la gente del quartiere è cosciente del fatto che – una volta installata l’antenna – dopo sarà molto più difficile intervenire. «Ad ogni modo il professore decide di recedere dal contratto con Vodafone. Quando la notizia arriva al Pigneto siamo tutti presi dall’euforia. Il professore ha persino faxato al commissariato la sua intenzione di recidere il contratto, per dissuaderli dall’intervenire».
Ma anche così non è sufficiente. Vodafone fa sapere che il contratto firmato dal professore non può essere sciolto senza pagare una penale esorbitante; e comunque l’impresa che deve istallare l’antenna viene invitatata ad andare avanti. Per risolvere il problema interviene un avvocato del Codacons. Il presidio deve continuare.
«Stiamo tutti in piedi, ed è un problema per le persone più anziane: non abbiamo portato le sedie per non dare possibilità alla polizia di accusarci di occupazione di suolo pubblico. Certo, i ragazzi della Snia, che sono più giovani, si siedono per terra, ma per gli anziani è diverso». Tuttavia, tra un lamento e l’altro per una gamba gonfia o i piedi doloranti, si sta lì. Qualche signora dice che «questi ragazzetti dei centri sociali sono proprio dei bravi ragazzi».
Tra una chiacchiera e l’altra spuntano fuori anche le idee e i percorsi differenti, che si sono ritrovati lì per una ragione comune. «C’era una signora, ad esempio, che ad un certo punto mi dice: ‘certo che il mondo va proprio a rotoli, tra un po’ arriveranno anche gli arabi e ci bruceranno tutte le chiese’. Io le dico che mi auguro che questo non succeda, ma le faccio notare che, nel frattempo, con i bombardamenti in Iraq, siamo noi che stiamo bruciando le loro moschee. ‘Ma dice davvero, signora?’. Certo, non vede il telegiornale? ‘Ma lo sa che ha ragione? – mi fa lei – non ci avevo proprio pensato!’. Insomma, io e quella signora veniamo da due percorsi diversissimi, eppure ci siamo ritrovate in strada per lo stesso motivo, e abbiamo avuto modo di ragionare insieme».

Una cena tutti insieme

Per impedire agli operai di andare avanti con l’istallazione dell’antenna, il professore deve diffidare Vodafone – intenzionata comunque ad andare avanti – ad entrare nella sua proprietà. Compiuto anche questo passo, la polizia è costretta a non intervenire e gli operai a bloccare i lavori.
«Un’altra vittoria, certo, ma non ancora abbastanza. Restiamo tutti all’erta per evitare che si prosegua con i lavori, perché una volta montata l’antenna tutto diventerebbe più difficile. Però il risultato ottenuto ci rende felici e ci fa sentire uniti. Così decidiamo di darci appuntamento in piazza, uno di questi giorni, per cenare tutti insieme. Dopo queste giornate in cui ci siamo conosciuti, non ci va di tornare alle nostre case come se nulla fosse accaduto», racconta Matilde.
Ma questa esperienza, oltre l’entusiasmo, lascia anche qualcos’altro, nella «brigata d’argento» e in tutti quelli che hanno partecipato: «In molti hanno scoperto che c’è un modo costruttivo per stare insieme, per non restarsene chiusi in casa. E in tutti c’era una voglia enorme di ‘fare rete’: erano in tanti, a non avere la minima idea su cosa si potesse fare per affermare il proprio diritto a vivere lontano dai ripetitori, ma ognuno ha imparato dalle esperienze degli altri. C’era chi ha pensato a chiamare il Codacons, chi si è rivolto ai ragazzi della Snia, chi ha suggerito di prendere contatto con i comitati di Roma nord che hanno combattuto contro l’elettrosmog. E i risultati, per quanto ancora provvisori, sono sotto gli occhi di tutti».

[da Carta n°24/2004]

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