Il Portogallo del 25 aprile. Una festa contro la guerra

Vintecinco de Abril. Il Portogallo condivide con l’Italia una ricorrenza importante, quella della Liberazione, che esattamente trent’anni fa scuoteva da cima a fondo la terra lusitana, mandando in frantumi ciò che ancora restava in piedi dell’impero coloniale, grazie all’entusiasmante anomalia dei garofani portoghesi. Oggi, durante le manifestazioni per il trentennale della «rivolução», slogan pacifisti si rincorrevano per le strade della capitale portoghese, proprio come in quegli anni, quando si chiedeva il ritiro delle truppe coloniali. Questa volta non si tratta di Angola o Mozambico, ma della guerra infinita intrapresa dagli Stati uniti. Però la logica di fondo, che guarda ai paesi del sud del mondo come a una colonia da sfruttare, non è cambiata.

Forum sociale portoghese
«Si gridavano gli stessi slogan di quegli anni, era strano, incredibile», ci racconta Miguel Portas, leader del Bloque de esquerda. Il Bloque è una formazione politica giovane, che si sta affermando rapidamente nel panorama portoghese. È nata nel 1999, a ridosso della crisi balcanica, intercettando il malcontento della sinistra radicale, quella che si sentiva stretta tra l’incudine del Partito socialista – sempre più su posizioni «craxiane» – e il martello di un Partito comunista [il Pcp], ancorato a posizioni molto ortodosse.
«In Portogallo non esiste un movimento sociale esteso come in Italia. Qui la politica passa ancora per i canali tradizionali, oppure si assiste a un disinteresse crescente nelle generazioni più giovani», spiega Portas. Tuttavia, la novità della nuova formazione non è passata inosservata, dato che proprio il Bloque de esquerda viene considerato la terza forza politica nella fascia elettorale più giovane. Nonostante il fatto che alle scorse elezioni il Bloque sia riuscito a portare in parlamento soltanto due rappresentanti. Un risultato comunque importante, per una formazione così giovane. «Ma i sondaggi ci danno in crescita, tra il 4,5 e il 6,5 percento».
I movimenti sociali portoghesi saranno pure una realtà recente, ma sicuramente non sono di poco conto. In questi anni, temi come i diritti dei migranti, la libertà sessuale, il diritto all’aborto sono stati in grado di calamitare gli entusiasmi dei singoli e delle associazioni, creando un concreto terreno di relazione, che è sfociato nel Forum sociale portoghese dello scorso anno. Associazioni ambientaliste, per i diritti dei gay, ma anche studiosi e politici, si sono ritrovati fianco a fianco per cercare di costruire un’alternativa. Nonostante le loro differenze. «E il Bloque de esquerda è stato tra i principali promotori del Forum – continua Portas – Il perché sta scritto nel suo dna: il Bloque ha il suo punto di forza nel fatto di non essere un partito tradizionale, fisso, legato ad una disciplina. Al suo interno ci sono molte anime: quella ecologista, quella della sinistra radicale, quella socialista, il volontariato di matrice religiosa, e tutto viene gestito in modo laico». Questo suo carattere aperto ha reso il Bloque de esquerda un interlocutore privilegiato delle reti sociali, che vanno dalla Cpcj [il coordinamento portoghese del commercio equo, vedi Carta n. 5 del 2004] ad Attac Portugal.

Minoranze effervescenti
Da piccoli esperimenti isolati, attenti più alla realtà internazionale che a quella interna, i movimenti sociali portoghesi si stanno pian piano trasformando in una forza che – attraverso campagne di sensibilizzazione e lotte politiche – riesce ad imporre le proprie tematiche all’attenzione di tutti. E che individua nella cittadinanza attiva una concreta possibilità di cambiare le cose. Dal basso.
«Le reti sociali sono ancora una minoranza, nella società portoghese, ma una minoranza caratterizzata da un’effervescenza straordinaria. Proprio come accade all’interno del Bloque, le reti sociali sono un luogo di dialogo per due generazioni: quella del venticinque aprile e quella della gioventù«. Della prima generazione fanno parte tante persone che non trovano più riscontro, nella politica dei partiti, alla loro voglia di creare un’alternativa; della seconda fanno parte tutte quelle ragazze e quei ragazzi che non hanno mai avuto a che fare con la politica tradizionale.
La partecipazione di truppe portoghesi alla gestione del «dopoguerra» iracheno ha creato nel paese – governato dal centrodestra – una nuova ondata di mobilitazioni, che ha provocato proprio in queste settimane un allineamento delle sinistre sulla posizione del nuovo primo ministro spagnolo, Zapatero. Il trentennale della rivoluzione dei garofani è stato il teatro di questa mobilitazione.
Il governo ha inviato in Iraq alcune centinaia di unità della Gnr, i carabinieri portoghesi. Ufficialmente si tratta di truppe con mansioni esclusivamente di «sicurezza». Un compromesso a cui si è arrivati anche per via dell’opposizione di Sampaio – il presidente della repubblica – ad una partecipazione più attiva nel conflitto.
Il Partito comunista e il Bloque de esquerda hanno chiesto, da subito, il ritiro immediato delle truppe, mentre il Partito socialista sollecitava un intervento dell’Onu o il ritiro entro il mitico 30 giugno. Ma l’oggettiva impraticabilità di un intervento dell’Onu in tempi brevi ha spinto alla fine anche i socialisti su posizioni «spagnole»: una oscillazione uguale a quella del centrosinistra italiano.
Il Bloque de esquerda, nel programma per le europee, batte proprio sul tasto della pace, accanto a quello della lotta alla disoccupazione. «Ci è sembrato naturale insistere su questi due punti, perché sono problemi che stanno a cuore non solo ai portoghesi, ma a tutti gli europei. Sono temi che ci accomunano. E poi è importante tenere presente che solo una dimensione sovranazionale, europea, può incidere davvero. Altrimenti, non c’è alternativa alla politica degli Stati uniti. Non possiamo cedere alla tentazione, che attraversa la sinistra tanto quanto la destra, di affrontare la campagna elettorale in chiave di politica interna».
Miguel Portas è convinto che la sua formazione riuscirà a centrare il risultato di portare almeno un rappresentante a Bruxelles. «Molti intellettuali e artisti ci stanno appoggiando, per esempio Antonio Tabucchi», dice. Lo scrittore italiano è infatti uno dei candidati al parlamento europeo.
Riuscire ad eleggere un deputato europeo è una scommessa importante, per il Bloque, «perché, accanto alla politica dal basso, è importante riuscire a creare una piattaforma comune con le sinistre europee, aumentare i punti di contatto, dare più spazio e importanza a ciò che ci accomuna, più che a ciò che ci divide. È un passaggio importante per contrastare la logica della guerra infinita». Anche per questo la formazione di Portas, assieme al Partito comunista portoghese, sarà presente, come osservatrice, al congresso romano della Sinistra europea, l’8 e il 9 maggio.

[da Carta n°18/2004]

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