«Alice vietato < 18 anni» di Fanny & Alexander

fanny-aliceFanny & Alexander tornano a lavorare su quello che sembra essere uno dei miti fondativi del loro percorso artistico: Alice – l’eroina di Lewis Carroll – e il suo mondo di meraviglie paradossali, dove gli interrogativi di una preadolescente possono sciogliersi, anziché nella logica adulta statica e irreggimentata, nel potere dirompente del non sense, sterzando con forza verso il mondo dell’infanzia. Eppure in «Alice vietato < 18 anni» [per la regia di Luigi de Angelis], quello che si nasconde dietro lo specchio non è un mondo esplosivo e colorato, allegramente gravido di ogni possibilità; ci troviamo invece davanti a un mondo a suo modo irreggimentato, in bianco e nero come la scacchiera che rappresenta, dove ogni percorso è obbligato a passare da casella a casella, senza mai la certezza di muoversi sul serio o di poter davvero giungere da qualche parte. La scena è infatti chiusa e delineata, separata da un vetro/specchio che la divide dal pubblico, che idealmente rappresenta il mondo degli adulti, congelato nella sua logica, che guarda compostamente il susseguirsi convulso delle avventure di Alice, preadolescente alle prese con oggetti molli e ribaltamenti di senso. In sostanza questa scatola chiusa, aula dove le fantasie prendono corpo in modo affascinante ma sono anche in grado di spaventare, è in qualche modo simbolo di una libertà talmente estesa che si ribalta in una prigione. Alice guarda all’infanzia, ma si fa delle domande “in bianco e nero”, vuole sapere se diventerà mai regina, cominciando così a proiettarsi nel mondo degli adulti. E in questa tensione, in questa “zona liminale” del passaggio all’adolescenza, Fanny & Alexander sembrano suggerirci che Alice ha molto da insegnare a chi vorrebbe invece insegnare a lei – e lo spettacolo si chiude proprio sulla maestra che diventa bambina e si addormenta sulle ginocchia della bambina Alice, che si fa maestra.
Sicuramente ciò che coglie con forza lo spettatore in questo lavoro di Fanny & Alexander è il fascino di una scena/immagine gravida di rimandi e di una forza espressiva di notevole intensità. Ma il taglio fortemente intellettuale con cui si guarda al viaggio di Alice rischia di sbilanciare il tutto verso il “bianco e nero”, verso un punto di vista adulto. Forse avremmo preferito un po’ più di colore/calore – non visivo, ma sensoriale, come quello che ci regala la scena finale, unico momento in cui lo specchio si scioglie realmente, permettendo ai bambini di farsi un po’ maestri e ai “maestri” di tornare bambini.

[Visto a Roma, Teatro Vascello, 23 marzo 2004]

[da http://www.carta.org]

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