A Mercearia do Mundo

Sta per nascere nel centro di Lisbona – grazie all’associazione Cores do globo – la prima «loja de comércio justo» della capitale portoghese, ovvero una bottega del mondo in versione lusitana. Il commercio equo e solidale – o «comércio justo» – è una realtà che esiste da poco tempo in Portogallo, ma pian piano l’idea di cosumo critico sta prendendo piede e conquistando un numero sempre maggiore di persone. Questo anche grazie all’attività di sensibilizzazione portata avanti dalla Coordenação portuguesa de comércio justo [Cpcj], l’organizzazione che raccoglie e coordina le associazioni che in Portogallo operano nell’ambito del commercio equo e solidale, di cui Cores do Globo fa parte.
La «Mercearia do Mundo» – questo il nome della bottega – verrà inaugurata sabato7 febbraio, nei locali di rua de São José al numero 19, nel cuore della Baixa pombalina, storico quartiere di Lisbona. Al suo interno sarà possibile trovare un vasto assortimento di thé, tisane, caffè e cioccolato di coltivazioni biologiche, e una vasta selezione di prodotti alimentari dell’Asia, dell’America latina e naturalmente dell’Africa, con la quale il Portogallo, una volta potenza coloniale, conserva uno stretto rapporto. Ma la «mercearia» non propone soltanto articoli alimentari, ci sono anche bigiotteria e tessuti nepalesi, ceramiche sudamericane, cesti prodotti da cooperative di donne del Bangladesh e strumenti musicali dell’Asia e dell’Africa. Dalla musica all’alimentazione, una vasta scelta a disposizione di tutti i portoghesi che vogliono essere consumatori responsabili.
«Prima della ‘Mercearia’ – ci racconta Sandra Oliveira di Cores do Globo – a Lisbona esisteva soltanto il ‘Quiosque do Mundo’, un piccolo chiosco vicino Campo Grande [la zona degli stadi, nella periferia nord di Lisbona, n.d.r.], gestito da volontari. Aprire una bottega del commercio equo nel centro di Lisbona è per noi un passo doppiamente importante. In primo luogo perché permette ai prodotti dei piccoli produttori del sud del mondo di arrivare a più persone, di essere conosciuti e apprezzati. In secondo luogo perché questo costituisce un piccolo punto di arrivo per la diffusione dell’idea di consumo critico in Portogallo».
La Cores do Globo, infatti, porta avanti progetti di sensibilizzazione che interessano tutta la regione di Lisbona. Così come altre associazioni in tutto il Portogallo. A partire dalle fiere alimentari fino ai passaggi sui media locali e nazionali, la Coordenação portuguesa de comércio justo è impegnata in una costante campagna informativa che mira a far passare l’idea che una piccola modifica delle proprie abitudini di consumo può costituire un aiuto concreto ai piccoli produttori del sud del mondo. In questa direzione va la campagna «pausa justa», che chiede a imprese ed enti pubblici di sostituire, nei coffee break, il caffè delle multinazionali con quello del commercio equo e solidale [vedi Carta 27/03]; oppure gli incontri sul consumo critico che la Cores do Globo organizza negli istituti scolastici, coinvolgendo gli studenti in piccole fiere di prodotti «justi».
«Il Portogallo – continua Sandra – è un paese dove il passaggio dalla piccola alla grande distribuzione è avvenuta in un arco di tempo molto breve. Nel giro di una decina d’anni si è passati dal piccolo negozio di quartiere al grande centro commerciale. Questo ha modificato radicalmente il modo di rapportarsi ai prodotti: ad esempio non ci si domanda più da dove provenga quello che compriamo. La ‘Mercearia do Mundo’ va in senso diametralmente opposto, cerca cioè di recuperare il rapporto umano che esisteva tra cliente e distributore, declinato però alla realtà attuale del commercio globalizzato. Oggi non solo è importante conoscere quello che mangiamo per salvaguardare la nostra salute, ma è altrettanto importante sapere se ciò che compriamo è stato prodotto, ad esempio, con lo sfruttamento del lavoro minorile».
Il passo successivo sarà la costituzione di un circuito di commercio equo con i paesi del P.a.l.o.p. [paesi africani di lingua ufficiale portoghese], legati al Portogallo da prossimità linguistica e culturale.
Un buon modo di trasformare l’eredità del colonialismo portoghese in un rapporto concretamente solidale tra nord e sud del mondo.

[da Carta n°05/2004]

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