Pax – matrioska drammatica sulla guerra

Pax! Suona come un imperativo il titolo dello spettacolo di Residui Teatro e Cartaphilus Teatro, in scena a Roma, alla Rampa Prenestina [via Aquilonia 52] dal 27 novembre al 21 dicembre [esclusi i lunedì]. Un imperativo di cui in questi giorni si sente una necessità impellente, tanto si è fatto asfissiante il panorama circostante, mediatico e internazionale. Esattamente come il panorama che si è costretti ad attraversare nella suggestiva cornice della Rampa, luogo post-atomico eppure disperatamente quotidiano [ciò che resta di un’occupazione abitativa di alcuni fa], per l’occasione trasformato in una sorta di varco verso l’inferno, costellato da televisori in da cui la guerra si affaccia sotto forma di cartone animato, dove il delirio di produzione [delle armi] e distruzione [delle vite] si fa carosello di bombe e generali.
Superato lo Stige, tuttavia, ciò in cui si imbatte lo spettatore non è una sequenza di avvenimenti raccapriccianti, ma un’altalena di storie, racconti, immagini, che oscilla tra la disperazione umana davanti alla guerra e la voglia di affermare comunque la vita. Non c’è filo logico nella sequenza proposta dai due gruppi teatrali se non questa oscillazione, che riesce a caricare di profonda umanità anche le immagini più archetipiche. «Pax» è “un’apparente tragedia” ci dicono le due compagnie, e forse è proprio così; oppure si tratta di un dramma che, giunto al suo fondo, decide di narrarsi attraverso ciò che è in grado di negarlo, la riaffermazione della vita, della voglia di restare vivi nonostante tutto.
Ecco allora prendere forma informe la “matrioska drammatica sulla guerra”, ossimoro gustoso che oltre a sottolineare la frammentazione che caratterizza lo spettacolo – accostamento di linguaggi differenti, musiche, danze, immagini e parole che si affastellano uno sull’altro in un gioco di scatole cinesi – accosta il dramma al gioco. L’uno scaturisce dall’altro, con una semplicità disarmante, a volte più brutale della violenza esplicita. La guerra è solo a tratti vista frontalmente: le “stazioni” che compongono lo spettacolo ne tracciano i contorni, delineandola come una condizione totalizzante, che si può palpare e respirare, immanente all’incapacità dell’uomo di relazionarsi pacificamente ai propri simili. Eppure è proprio al suo interno che si disegna di pari passo la catarsi, in una giostra assurda di simboli, a tratti disperatamente comica.
Il gusto del ritmo – al quale Residui Teatro ci ha piacevolmente abituati – trova un connubio interessante nel dialogo anche musicale instaurato con gli artisti messicani di Cartaphilus, divenendo elemento drammaturgico che sembra ammiccare ai film di Jeunet e Caro. In questo modo si passa in modo naturale dal drammatico al grottesco, fino a un finale festoso e dal sapore klezmeriano che riafferma una volta per tutte il nodo centrale dello spettacolo: il gusto di continuare a vivere, comunque e nonostante tutto. Negazione più immediata e umana della guerra.

L’incontro tra le due compagnie nasce all’interno del progetto “Un ponte tra due mondi”, patrocinato dall’ambasciata messicana e dal centro nazionale di drammaturgia. Una proposta che configura il teatro come luogo di incontro interculturale dove linguaggi differenti possono essere messi insieme, dialogare, compenetrarsi. Da qui nasce il laboratorio tenutosi tra ottobre e novembre, momento di incontro tra Residui e Cartaphilus da cui nasce «Pax», per la regia di Luis Ibar [fondatore di Cartaphilus Teatro]. Anche se a tratti la dimensione del laboratorio è eccessivamente evidente all’interno dello spettacolo, questo primo esperimento di produzione congiunta, di messa insieme di linguaggi e culture, resta nel suo complesso estremamente interessante, forse anche proprio per questo suo carattere “aperto”, che è ciò che caratterizza il dialogo e l’interscambio. Residui Teatro [solitamente impegnata su altri temi e altri utilizzi meno convenzionali dello spazio] e Cartaphilus Teatro mettono in evidenza in questo spettacolo anche e soprattutto il dialogo che si è instaurato tra di loro. L’incontro che dà origine a uno scambio e a una crescita comune, il teatro come esempio concreto di dialogo. E alla fine di questa esperienza le due compagnie porteranno «Pax» in giro per i rispettivi paesi: due spettacoli gemelli che viaggeranno parallelamente.
Per chi vuole assistere allo spettacolo si raccomanda la prenotazione [347 6828699, info@residuiteatro.it] perché la “matrioska drammatica sulla guerra” è solo per quaranta spettatori per volta. Da segnalare che la replica del 15 dicembre avverrà allo Strike, all’interno della rassegna teatrale “Resistenze” organizzata dal Triangolo Scaleno in collaborazione con l’Eti. Sarà interessante vedere la matrioska smontata e rimontata per un’occasione particolare.

[Visto a Roma, Rampa Prenestina, 28 novembre 2003]

[da http://www.carta.org]

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