Professori in formazione retrocessi in serie B

Come far funzionare un corso di formazione professionale quando mancano persino il materiale didattico di base, come i testi e le dispense? Se lo chiede una docente del corso di turismo presso il centro di formazione professionale di Castel Fusano, uno degli otto centri pubblici della provincia di Roma. E con lei se lo chiedono molti suoi colleghi.

«Le richieste di materiale si perdono nel nulla, e spesso siamo noi docenti a dover sopperire a queste carenze, il più delle volte di tasca nostra». Così si lamenta un altro docente, e non a torto, visto che si ritrova costretto a mandare avanti il suo corso per tecnici hardware – un settore in cui la componentistica si inflaziona al ritmo di sei mesi in sei mesi – con il materiale utilizzato per un corso tenuto sei anni prima, e grazie all’aiuto di un collega in pensione. «La maggior parte delle volte siamo costretti a risolvere la situazione con mezzi propri. Ma il volontariato non può e non deve essere la condizione normale di lavoro».

Qualcun altro fa notare che anche quando il materiale arriva, un altro problema che si crea è quello dello spazio: i locali che ospitano i corsi non riescono a contenere le attrezzature vecchie e quelle nuove, così, anziché integrare il materiale di lavoro, si è costretti a fare una selezione. E la lista di mancanze tra le quali i docenti si devono districare potrebbe allungarsi ancora un bel po’. È quanto emerge dagli interventi di alcuni di loro all’incontro di inaugurazione dell’anno formativo, che si è tenuto il 20 ottobre presso il centro di Marino.

Ma al di là delle singole storie e delle difficoltà che i docenti devono affrontare quotidianamente, tutti sono concordi sul fatto che la condizione contrattuale sia il punto più dolente della questione. I «formatori», infatti, lamentano i limiti e la sempre maggiore incertezza che caratterizza la loro figura professionale. Ne è un esempio il fatto che, essendo in pratica equiparati agli impiegati provinciali, i docenti siano costretti a rispettare un orario di ufficio che cozza con le loro esigenze: parecchi corsi hanno il loro punto di forza nel tirocinio e nelle esercitazioni pratiche condotte all’esterno delle strutture, tutte cose impossibili da gestire se si devono rispettare ritmi impiegatizi.

Quanto alla parte economica del contratto, in molti hanno auspicato l’adozione del tempo indeterminato, per contrastare la sempre maggiore instabilità che caratterizza la loro professione. Una instabilità aggravata dal passaggio di competenze – in materia di formazione professionale – dalla regione alla provincia, che ha comportato un ridimensionamento [a volte consistente] dello stipendio.

Il passaggio di competenze, pure deciso per favorire e potenziare la formazione [sono i privati a soddisfare la quasi totalità della domanda], viene nei fatti contraddetto dai tagli agli enti locali operati dalle ultime finanziarie, che rendono impossibile l’adozione di misure adeguate al problema. Tuttavia, Rosa Rinaldi [vice presidente della provincia] ci tiene a sottolineare come – nonostante l’amministrazione si sia insediata da poco – la provincia di Roma sia la prima ad aver fatto partire i corsi. Inoltre, un primo provvedimento concreto sarà la dotazione di una biblioteca multimediale – dedicata alle arti e ai mestieri – per ciascuno degli otto centri provinciali. Le sale di lettura, collegate in rete, saranno poi aperte al pubblico, per farne veri e propri centri di aggregazione culturale.

[da Carta n°39/2003]

copertina Carta 39-2003

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