AstraTeatri

È stata un successo, anche di pubblico, la tre giorni di teatri, danze, performance, cortometraggi e documentari che si è tenuta dal 9 all’11 ottobre all’Astra, l’ex cinema occupato dal maggio scorso. Il vecchio cinema di viale Jonio doveva essere trasformato in multisala, progetto lasciato a metà della realizzazione. Annessa alle sale c’è una palazzina di quattro piani che comprende appartamenti ed esercizi commerciali. Nel maggio di quest’anno Action [agenzia comunitaria diritti] ha occupato lo stabile, dando un tetto a molti migranti e italiani senza un alloggio. Negli esercizi commerciali, che danno sulla strada, è prevista la realizzazione di un poliambulatorio. Action [vedi Carta n°37] è stata oggetto di repressione proprio in questi giorni: alcuni attivisti hanno subito perquisizioni, tra questi Nunzio D’Erme, delegato di Veltroni per la democrazia partecipativa, che ha visto revocarsi la delega. La polemica si è in parte sgonfiata con il “superamento della delega ad personam” per la democrazia partecipata, e il riconoscimento di Action come interlocutore. Tuttavia l’Astra, di proprietà della Filmauro di De Laurentis, resta sotto minaccia di sgombero.
In uno spazio simile, accanto al progetto abitativo, non poteva mancare un progetto culturale. «AstraTeatri» – questo il nome della rassegna che si è conclusa sabato – è il primo evento di un calendario che si preannuncia fitto di iniziative interessanti, non soltanto teatrali [il 24 e 25 di ottobre, ad esempio, è previsto un doppio concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio, la formazione interetnica guidata da Mario Tronco, che ha deciso di eseguire proprio all’interno dell’Astra parte delle registrazioni per il nuovo cd]. Una serie di eventi che sta restituendo alla città uno spazio dalle enormi potenzialità come quello dell’Astra, chiuso da ormai tredici anni e lasciato all’incuria e all’abbandono.
Un progetto ambizioso che vuole – attraverso il recupero dello stabile – dare ai precari dell’arte un luogo per esprimersi fuori dai circuiti commerciali, e alla città uno spazio dove entrare in contatto con espressività artistiche fuori dal coro mediatico e istituzionale. Non stupisce, quindi, che la prima iniziativa abbia riguardato il teatro, un’arte economicamente svantaggiosa, che sempre più sta trovando nella riqualificazione di spazi abbandonati una cifra espressiva e una ragione sociale importante.
«AstraTeatri» ha visto avvicendarsi in quattro spazi undici compagnie dell’autoproduzione romana, abituate a confrontarsi con i luoghi non convenzionali del teatro, trovando proprio in questo confronto una cifra estetica interessante. La contemporaneità degli eventi, spesso replicati più volte nel corso della stessa serata, avvolgeva lo spettatore in una fiera di linguaggi teatrali differenti, permettendogli di passare continuamente da uno spettacolo all’altro fino alla fine della serata.
La rassegna si è aperta giovedì 9 con «Circus Kafka Show» di Triangolo Scaleno, una realtà già nota alla scena alternativa della capitale, ed è proseguita con l’estratto da «Caccia ‘l drago» di Amnesia Vivace, spettacolo tratto da una novella di Tolkien. LABit – laboratorio ipotesi teatro – ha presentato due spettacoli in due sale differenti: «Amleto e sua moglie Ofelia», rivisitazione del classico shakespeariano, e «Con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole» tratto da testi di Flaiano. Ygramul LeMilleMolte ha presentato un lavoro documentario sul Brasile, dove la compagnia ha lavorato con etnie di nativi, mentre la compagnia Il nafragarmedolce ha presentato il suo spettacolo «Come pesci fuor d’acqua». Durante la serata Teatro… riflesso in movimento ha più volte replicato «La storia che non c’è», un piccolo e brillante pezzo di Jannacci, mentre si sono avvicendati i cortometraggi «Resti» e «CuoreNeroNotte» di Massimo K. Ferrazzi e Flavio Fabbri e gli episodi #4.0 e #5.0 del progetto «Intimitat Pública» di Joan Jordi Miralles, videomaker catalano in rappresentanza del gruppo di artisti che ha lavorato al progetto.
La seconda giornata, venerdì 10, ha visto avvicendarsi i due spettacoli di gusto surreale «Terzo Millennio» di OlivieriRavelli e lo studio su «Frammenti» [una videoradiolettura] di ctGramigna. Si è proseguito con «La trappola per topi» di LABit, brillante elaborazione su testi classici, e lo spettacolo di Circo Bordeaux «Eva e le Ombre». Hanno chiuso la serata Triangolo Scaleno con «Inequilibri», letture dal mondo del precariato, e il concerto dei Lendormin. Cortometraggi si sono avvicendati nel corso della serata: ancora Joan Jordi Miralles con il progetto “Intimitat Pública” e Menù di Massimo K. Ferrazzi e Gainmarco Jandolo.
L’ultima giornata, sabato 11, ha visto la presenza del teatro di figura con Giuditta la volpe che ha presentato il suo spettacolo «Roma: la vera storia». Si è proseguito con la performance di Arturo e lo spettacolo di Amnesia Vivace «Teneramente Tattico». Sistemi Dinamici Altamente Instabili, compagnia di danza reduce dalle fatiche di «Danz und Tanz» al teatro Vascello di Roma, ha presentato il loro «Transisters». La serata è stata chiusa dal una straordinaria esibizione della Titubanda, che ha rappresentato anche il momento di festa finale a chiusura della rassegna.
La tre giorni ha incontrato il favore della gente del quartiere, che ha partecipato con entusiasmo: il quarto municipio, infatti, è una delle zone più popolose di Roma, ma priva delle possibilità di aggregazione culturali che l’Astra consente. Ora la scommessa è quella di far percepire tutto ciò come un potenziale di grande impatto per la città, e non come l’azione auto-referenziale di una “associazione per delinquere” [come è stata definita Action]. Le persone che hanno partecipato alla rassegna lo hanno già fatto.

[da http://www.carta.org/occhi%5D

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