Una pausa “justa” è quello che ci vuole

Si chiama «Pausa justa» [pausa equa] la prima campagna pubblica lanciata dalla Coordenação Portuguesa de Comércio Justo [Cpcj], l’organizzazione che raccoglie e coordina le associazioni che in Portogallo operano nell’ambito del commercio equo e solidale.
L’obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare le istituzioni pubbliche e private – e le persone che ci lavorano – sui temi e le attività del commercio equo, attraverso un gesto piccolo ma efficace: sostituire il caffè tradizionalmente utilizzato nei coffee break [che si fanno durante le riunioni, i workshop e i seminari] con il caffè del commercio equo. La campagna della Cpcj si propone non soltanto di ampliare il numero di consumatori dei prodotti equi, ma vuole far passare un concetto – quello della «pausa justa», appunto – che ci ricorda come una piccola modifica nelle nostre abitudini di consumatori, come la pausa caffè, può essere un gesto concreto in favore dei piccoli produttori del sud del mondo.
La prima adesione alla campagna è stata quella dell’Istituto portoghese di cooperazione [oggi Ipad] e, nel corso dei mesi, si sono aggiunte quella del Centro d’informazione e documentazione Amílcar Cabral [Cidac], della fondazione Evangelizzazione e Cultura [Fec], dell’Intercooperazione e sviluppo [Inde], dell’Istituto di solidarietà e cooperazione universitaria [Isu], della piattaforma portoghese delle Ong e del Teatro «O bando» di Palmela.
Il commercio equo e solidale in Portogallo è una realtà relativamente recente. La prima bottega – gestita dall’associazione Aventura Marão Clube – è stata aperta nel ‘99 ad Amarante da Miguel Pinto, che l’anno prima aveva collaborato per sei mesi con il Ctm-Altromercato nel servizio di volontariato europeo. A questa prima esperienza hanno fatto seguito altre botteghe o punti vendita, gestite da associazioni nate appositamente o da altre preesistenti che già lavoravano nel sociale: Acção jovem para a paz [Coimbra], Arca [Faro], associação Reviravolta [Porto], Cores do globo [Lisbona], Mó de Vida [Seixal], Terra Justa [Peniche] e Alternativa [Barcelos], tutte confluite nella Cpcj.
«Uno dei principali obiettivi della Cpcj è la diffusione dell’idea di consumo responsabile» – racconta Sandra Oliveira di Cores do globo – «In un paese in cui il fenomeno dei centri commerciali ha avuto un’espansione vertiginosa [nella sola Lisbona si contano alcuni tra i centri commerciali più grandi d’Europa] a discapito della piccola distribuzione, la scommessa è recuperare un rapporto più umano con i consumatori, come accadeva nei mercati popolari, ma traslato in una realtà differente, moderna e globalizzata. Da qui parte la campagna ‘Pausa Justa’, affiancata da una campagna mediatica su giornali e tv, e dai workshop con i bambini che periodicamente vengono organizzati nelle scuole – grazie anche all’interessamento dei professori – che in alcuni casi hanno portato all’allestimento di banchetti gestiti dai bambini all’interno delle fiere alimentari».

I prossimi importanti passi che la Cpcj sta cercando di realizzare sono la costituzione di un importatore portoghese [al momento le botteghe si appoggiano agli importatori spagnoli e italiani] e la costituzione di un circuito di commercio equo con i paesi del P.a.l.o.p. [paesi africani di lingua ufficiale portoghese] legati al Portogallo dalla prossimità linguistica e da preesistenti progetti di sviluppo.

www.coresdoglobo.online.pt

[da Carta 27-2003]

copertina di Carta 27-2003

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