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Angelo mai, ultimo atto di una desertificazione culturale
La chiusura del bar dell’Angelo Mai, e la conseguente sospensione delle attività da parte del collettivo che lo gestisce, è l’ultimo atto di un processo che ha cambiato profondamente la geografia culturale di Roma. E che la rende oggi, di fatto, una città desertificata. I centri culturali scaturiti dall’esperienza dei centri sociali hanno avuto alterne fortune, ma di fatto sono stati l’unica polarità per la sperimentazione, i nuovi linguaggi, le nuove generazioni e – cosa non secondaria – dei punti di incontro e discussione. E garantendo un certa, per quanto precaria, continuità. Tutto quello che le istituzioni culturali di questa città – ricca di eventi, ma solo da “consumare” – riescono a fornire poco e male.
Non è un caso. Le istituzioni culturali in Italia, per come sono pensate, devono principalmente garantire una vetrina dell’eccellenza. Non sono mai luoghi “vissuti”. C’è una difficoltà burocratica notevole nel far “sostare” le persone nei luoghi della cultura, semplicemente per incontrarsi e parlare, figuriamoci nel dare spazi agli artisti per creare. Per una pluralità di motivi: una generale diffidenza verso il pubblico, che nella mentalità delle istituzioni italiane è sempre un potenziale vandalo più che un curioso flâneur; personale che fa questo lavoro in modo stanco, senza cura nell’accoglienza, e con la fretta di fuggire alla fine dell’orario di lavoro; un’idea di cultura che sta sempre più spostandosi verso l’asse “evento-consumo”, il cui certificato di qualità sta nei numeri che muove più che nelle possibilità che apre.
La mancanza di pianificazione e il pregiudizio rendono precarie le condizioni di vita dei rom
Il rogo di Roma in cui, domenica 6 febbraio, hanno perso la vita la vita quattro bambini rom è una delle più grandi tragedie che hanno colpito la popolazione rom in Italia, ma non è l’unica: nell’agosto del 2010, sempre a Roma, morì un bambino di tre anni a causa di un incendio e il fratello rimase gravemente ferito; qualche mese prima, a Milano, un ragazzino di tredici anni era morto per lo stesso motivo. Il giorno dopo la tragedia a rendere omaggio alle salme c’era il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fatto una dichiarazione importante: gli abitanti dei campi vanno ricollocati in “abitazioni stabili e sicure”.
Il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che era con lui, è però fautore di una politica diversa. Una politica che ha affrontato il tema dei campi nomadi come un’emergenza perenne, da inquadrare come un problema di ordine pubblico. Leggi il resto dell’articolo
Rom, il lutto e l’oblio
Il rogo che domenica 6 febbraio ha divorato la vita di quattro bambini rom si è sviluppato in un campo abusivo che era stato costruito dietro il parco dell’Appia Antica, dove si trovano alcune delle rovine più suggestive della Roma imperiale. La Roma di oggi, però, di fasti ne ha ben pochi da vantare, soprattutto in tema di accoglienza. La morte di Raul, Fernando, Patrizia e Sebastian – il più piccolo aveva quattro anni, il più grande undici – è una delle più grandi tragedie che hanno colpito la popolazione rom in Italia. Ma non è l’unica: nell’agosto del 2010, a Roma, morì un bambino di tre anni a causa di un incendio e il fratello rimase gravemente ferito; qualche mese prima, a Milano, un ragazzino di tredici anni era morto per lo stesso motivo. Leggi il resto dell’articolo
Se Gogol’ fosse nato a Roma
D’altri tempi è un’espressione che si usa per parlare di qualcosa che, pur fuori dalle mode del tempo, non risulta “vecchio” ma anzi conserva l’eleganza e la presenza dei tempi che evoca. D’altri tempi è in effetti lo spettacolo «Er Naso» di e con Pierpaolo Palladino, di recente in scena al teatro Cometa Off di Roma; non solo perché la storia che racconta è ambienta nella Roma papalina, ma anche perché l’energia e la musicalità dell’interpretazione di Palladino, unico attore in scena diretto da Francesco Branchetti, ricorda un modo di calcare le scene che quasi non si vede più – soprattutto nel caso di operazioni come questa.
Ma attenzione, nel caso di questo brillante e per certi versi geniale riadattamento in chiave romanesca del famoso racconto di Gogol’ non è affatto fuori dai tempi, e per due ragioni strutturali. Primo perché Palladino si diverte e diverte nel recitare il suo monologo, e sa mantenere una freschezza autentica per tutti i cinquanta minuti di spettacolo; secondo perché la scelta del narratore romano di ispirarsi a un racconto dell’ottocento e di trasporlo sì, ma nella roma dello stesso secolo, è tutt’altro che un esercizio di stile. Anzi, al pari dei grandi film di Luigi Magni, l’operazione di Palladino ci ricorda che non è il contenuto in sé ad essere “politico” o “contemporaneo”, ma i meccanismi che la storia ci racconta, e l’adesione che l’attore sa innescare. Leggi il resto dell’articolo
Visioni Extra-vaganti alla Festa del Cinema di Roma
Giovedì 18 ottobre, assieme ai tappeti rossi dell’Auditorium, si dispiegherà per la capitale anche un’altra concezione dell’arte contemporanea, che indaga il cinema senza dimenticare tutte le altre forme d’arte, che contesta il meccanismo del copyright, il cui unico effetto sicuro è quello di tarpare sul nascere la creatività autoprodotta e dal basso, che, anziché stare chiusa nei grandi templi della cultura, irrompe nel panorama urbano, contaminandolo e lasciandosi contaminare. È «Extra Large», progetto all’interno della sezione «Extra» della Festa del Cinema, interamente ideato e gestito dagli spazi sociali romani.
«Si tratta di una sperimentazione che non vuole tracciare alcun tipo di linea. È un tentativo che, pur con tutte le contraddizioni che può portarsi dietro lavorare con un soggetto come la Festa del Cinema, abbiamo voluto portare avanti, perché siamo convinti che su questo terreno passerà un nuovo riassetto politico e culturale della città». A parlare è Serena di Esc atelier, uno dei “luoghi sociali” che hanno preso parte al progetto, assieme a Angelo Mai, Corto Circuito, Kollatino Underground, Le Sirene, Margine Operativo, Rialtoccupato, Santasangre, Stalker, Spartaco, Spazio Sociale 32, StalkAngency e Urban Pressure. Sette centri sociali e sei gruppi di produzione indipendenti che hanno organizzato cinque eventi a ingresso gratuito in tutta la città: dalla San Lorenzo degli spazi sociali e delle palestre popolari alla Trastevere dell’ex Gil, dal Verano alla Fiera di Roma, dalle zone periferiche come il quartiere Collatino fino ai capolinea delle metropolitane. Leggi il resto dell’articolo
La Chimera degli Ardecore
È uscito il nuovo e atteso disco degli Ardecore, la formazione nata da un’idea del cantautore folk blues Giampaolo Felici, a cui si è unita la Band degli Zu e il chitarrista Geoff Farina, leader degli statunitensi Karate. A due anni di distanza dall’esordio, apprezzatissimo da critica e pubblico, che recuperava la radice popolare della cultura romanesca, esce «Chimera» [manifesto cd], che allarga ulteriormente l’orizzonte del gruppo. Se il primo disco riproponeva brani romaneschi con arrangiamenti che ne recuperavano lo spessore musicale e al contempo ne operavano una riattualizzazione, in questo nuovo lavoro questa attitudine si sposta al patrimonio italiano, riproponendo canzoni come «Quel ritmo americano», un vecchio brano pre-guerra, la marcia melodica «Buon Natale» e il brano di apertura «Miniera», che racconta le gesta eroiche di un artista-minatore che dà la propria vita per salvare i compagni di lavoro. Leggi il resto dell’articolo
La città dei borgatari. Intervista ad Ascanio Celestini
Al via la seconda edizione di «Bella Ciao. Il balsamo della memoria», il festival di Ascanio Celestini sulle memorie del passato e del presente, che animerà Cinecittà e dintorni fino a domenica 17 settembre. Come l’anno scorso, il festival si svolge in un vasto territorio che va dal Municipio X ai comuni limitrofi come Ciampino.
«Non si tratta di un’unica borgata», spiega Ascanio, a cui abbiamo chiesto di raccontarci il territorio dove lui è nato e cresciuto, e che oggi cerca di narrare attraverso il festival. «Sono piuttosto tanti piccoli centri, tante borgate all’interno di una città. Il Quadraro, che è la parte più vecchia, Morena, Cinecittà, Don Bosco e tutta una serie di satelliti che stanno attorno. Ad esempio Cinecittà Est, che è una zona nuova, e una ancora più nuova che non so neppure come si chiama. È un luogo che, probabilmente, vedremo come un unico territorio omogeneo solo tra due o trecento anni». Leggi il resto dell’articolo
Anatomia di una notte
È del tutto inutile dare una qualsiasi lettura degli eventi della Notte Bianca romana 2006, suggerire percorsi, consigliare esibizioni. Il programma è troppo vasto per poterlo dissezionare e riassemblare in un itinerario a portata di una persona qualunque, che non disponga né del teletrasporto né del dono dell’ubiquità.
Più interessante, allora, scoprire che alcuni festival, come quello di nuovo circo diretto da Corsetti all’Auditorium o quello di memoria di Ascanio Celestini a Cinecittà, scelgono di creare eventi “ad hoc” da inserire (o per non affogare) nella grande notte del 9 settembre, che quest’anno ha raddoppiato [venerdì 8, «aspettando la Notte Bianca»]. È il caso di andare a vedere le acrobazie volanti della compagnia Kitomb al Gazometro di Ostiense o piuttosto fare una capatina a San Lorenzo, dove Caparezza suona gratis? Magari cercando di reggere fino alle 6 di mattina, per il concerto di Capossela sulla terrazza del Pincio. Leggi il resto dell’articolo
La «brigata d’argento» contro l’antenna del telefono
È una mattina dell’ultima settimana di maggio, quando al quartiere Pigneto di Roma, nella «zona dei villini», si sente un citofono suonare. Matilde, che vive nel quartiere, va a rispondere. Dall’altra parte, una vicina con cui non aveva mai avuto modo di scambiare due parole. Salve signora, lei lo sa dell’antenna? No, che antenna? Quella dei telefonini, quelli nuovi che c’hanno pure il video: ne impiantano una proprio qui.
La stessa scena si ripete in tutti i villini. Ed ecco pian piano radunarsi in strada decine di persone, davanti ad una delle palazzine caratteristiche del quartiere, nella zona detta «cooperativa Termini» perché fu costruita da una cooperativa di ferrovieri. C’è gente che va e viene, chi chiede cosa sta succedendo, chi già pensa a forme di protesta. Si tratta di un ripetitore di Vodafone per il nuovo protocollo Umts, al secolo «videofonini», ultima frontiera della comunicazione wireless. Gli operai vorrebbero andare avanti con i lavori, ma la gente non glielo permette. Leggi il resto dell’articolo
Giorgio Barberio Corsetti, regista teatrale, lavora a Roma da trent’anni nonostante una fama internazionale che avrebbe potuto aprirgli le porte ovunque. Una città, Roma, che Corsetti ci racconta anche attraverso il suo rapporto con le grandi istituzioni come l’Auditorium, con il mutato clima culturale e con ciò che, secondo lui, ancora manca per non restare imprigionati nella logica delle “vetrine” e dei grandi eventi.











