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Fahrenheit – Radio 3 :: «Ti mangio con gli occhi» di Ferdinando Scianna

Faccia a Faccia con FERDINANDO SCIANNA
autore di «TI MANGIO CON GLI OCCHI» (Contrasto, 2013)

Ferdinando Scianna - Ti mangio con gli occhi

Fotografo, scrittore, giornalista, coscienza critica della cultura visiva contemporanea. Ferdinando Scianna ha realizzato Ti mangio con gli occhi rintracciando nella sua memoria personale, nella sua vita professionale e nei suoi tanti incontri, la parte che il cibo – inteso come cultura del mangiare – ha avuto nell’elaborare ricordi, impressioni e idee. Tutto ciò che ruota intorno alle tradizioni culinarie diventa così il pretesto per far riaffiorare immagini, sapori, luoghi, persone legati alle tradizioni culturali, alla storia di un popolo e di una regione insieme, alla piccola storia personale dello stesso autore. I panieri calati dalle donne della Sicilia dell’infanzia, gli strilli dei venditori di pane e panelle, le foglie di limone, il profumo del finocchietto, le granite di Acireale. Ma anche il latte appena munto, i pesci dal volto umano, l’anatra gustata a Parigi, il cioccolato a Oaxaca, le polpette della madre di Scorsese, o lo spuntino di Ferran Adrià e molto altro ancora: questi sono i veri protagonisti del volume. Per ognuno esiste un ricordo profondo, un gusto penetrante e duraturo e spesso, un’immagine – nello stile classico e della grande fotografia di documentazione.  Leggi il resto dell’articolo

Cerchi nel cemento

lean11I cerchi nel grano, o “crop circles”, sono un fenomeno che grazie alla curvatura delle spighe disegna nei campi immense forme geometriche – per lo più cerchi, ma anche varianti assai più elaborate – praticamente invisibili da terra ma perfettamente distinguibili dall’alto. Secondo chi sostiene l’origine sovrannaturale di questi fenomeni (per alcuni opera di alieni, per altri di misteriose coscienze superiori) i cerchi nel grano sarebbero un elaborato e affascinante sistema pittografico con cui altre entità tentano di comunicare con noi. Per stabilire un contatto, oppure per rivelarci segreti sulle origini e i destini dell’umanità.
Nel guardare le ben più imponenti ed estese evoluzioni tracciate sul terreno dall’uomo nel suo constante tentativo di addomesticare l’ambiente in cui vive, oggetto di un bel volume fotografico di Alex Maclean, viene allora in mente la famosa barzelletta del cieco che si trova per sbaglio a “leggere” una grattugia e si domanda chi abbia scritto simili idiozie. «Over. American Way of Life» [336 pagine, 49,90 euro], uscito di recente per 22 Publishing, casa editrice milanese che si occupa di architettura, presenta una collezione di 500 fotografie che Maclean, fotografo e pilota, ha realizzato per testimoniare la progressiva erosione di territorio operata dall’industrializzazione e dallo sviluppo urbano degli Stati Uniti d’America. Leggi il resto dell’articolo

Cartoline dall’inferno. Due mostre sul carcere

Due mostre fotografiche, in due differenti città, raccontano con occhio attento ma senza retorica la realtà quotidiana della carceri italiane. La condizione dei detenuti in Italia, tra sovraffollamento e difficoltà strutturali, non è certo tra le migliori. Ma al di là delle condizioni materiali, è la disattenzione verso questo universo e le storie che lo compongono, fatte di donne e di uomini, a rendere ancora più netta e invalicabile la linea di confine che separa il “dentro” dal “fuori”.
Proprio la condizione delle detenute madri e dei loro bambini è al centro del lavoro di Giuseppe Aliprandi, «Sabati di libertà». La mostra, inaugurata il 17 febbraio scorso nell’aula magna del liceo Tito Livio di Padova [Riviera Tito Livio, 9], racconta gli angoli oscuri del carcere femminile romano di Rebibbia, dove vivono anche bambini al di sotto dei tre anni figli di detenute. Una realtà contraddittoria e sofferta, frutto della legge n. 663 del 1986, la legge Gozzino, che ha cercato un compromesso tra situazione detentiva e diritto dei figli di essere cresciuti dalla proprie madri. Leggi il resto dell’articolo

Schermi Ipnotici

pillsburyForse il nome di Matthew Pillsbury non sarà noto al grande pubblico italiano, ma questo giovane fotografo [classe 1973] negli Stati uniti ha già fatto parecchio parlare di sè, tanto che il New York Times Magazine ha dedicato un articolo al suo lavoro. «Screen lives», una serie di 25 scatti in bianco e nero, è il suo ultimo lavoro, e anche la sua prima personale italiana, inaugurata a febbraio alla galleria Valentina Mocada di Roma – in piena via Margutta – in mostra fino al 22 marzo.
Le foto di Pillsbury, grandi formati in un elegante e temporale bianco e nero, sono realizzate con tempi di esposizione lunghissimi, che trasformano i soggetti ritratti nelle foto in ectoplasmi di movimenti, fantasmi traslucidi che si dissolvono su sfondi immobili, dando vita a immagini suggestive e surreali. Due le principali ambientazioni: il museo di storia naturale (e altri luoghi di passaggio), dove tra opere d’arte e stanze monumentali perfettamente a fuoco “svaniscono” le persone che si fermano a guardarle per pochi minuti; i luoghi della quotidianità, il bagno, la propria stanza, la sala da pranzo, dove persone per lo più intente a guardare lo schermo della tv o del computer si “dissolvono”, mentre le superfici degli schermi si fanno potentemente luminose ipnotiche. Leggi il resto dell’articolo

La Resistenza delle facce

facce-de-marcoAbitavo in un paese sulla sponda piemontese del Lago Maggiore e provavo ammirazione e invidia per quelli un poco più grandi che andavano in montagna a fare i partigiani. Ricordo che si facevano i nomi di Moscatelli che comandava in Valsesia o del Capitano Bruno [Albino Galletti, di Castelletto Ticino] che operava nel Novarese tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta e in Val d’Ossola. Nel mio villaggio erano arrivati i soldati tedeschi e nelle scuole si faceva il sabato fascista. [...] Ma sui banchi delle scuole elementari e medie le simpatie andavano in gran parte per i partigiani». Così scrive Ettore Mo in uno dei contributi raccolti in «R/esistenze», il catalogo della mostra di Danilo De Marco e Gianluigi Colin, fotografo e pittore friulani che hanno voluto in questo modo fare un lavoro di testimonianza di una  storia, quella della resistenza partigiana in Friuli, e allo stesso tempo tracciare una linea immaginaria che collega questa vicenda alle migliaia di resistenze in corso oggi in tutto il mondo. Leggi il resto dell’articolo

La guerra in scatola. Intervista a Patrizio Esposito

Con «Monitor Iraq» Patrizio Esposito riflette sulle immagini di guerra trasmesse dai notiziari televisivi. La mostra – di cui il fotografo ha scritto su Carta [vedi il n°7 del 2004] – è ora al festival Santarcangelo dei Teatri, fino al 10 luglio. Leggi il resto dell’articolo

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