Archivi delle etichette: Daniele Timpano

Daniele Timpano su Rai5 – Roma: la nuova drammaturgia

Frosimpano+Rai

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DANIELE TIMPANO – Con la sua “Storia cadaverica d’Italia” – trilogia di spettacoli a sfondo storico – Daniele Timpano ha esplorato le retoriche politiche a partire dai cadaveri eccellenti, cadaveri politici che hanno segnato diversi periodi della storia d’Italia: Mussolini, Mazzini, Moro. Eppure il teatro di Timpano è agli antipodi di qualunque genere storico o di narrazione: con la sua comicità grottesca e la sua presenza scenica stralunata, Daniele Timpano non fabbrica spettacoli a tesi, ma fa confliggere posizioni e ideologie lasciando che la detonazione sia l’oggetto dello spettacolo. Il tutto immerso nella lente dell’immaginario collettivo, punto di osservazione reale, per quanto distorto, da cui l’autore (e con lui la sua generazione) osserva il mondo. Che si parli di robot giapponesi o di zombi, la scrittura di Timpano – coadiuvata nelle ultime produzione dalla collaborazione con Elvira Frosini – è però sempre una deflagrante critica verso le retoriche politiche e artistiche dei nostri tempi. Leggi il resto dell’articolo

Breve ritratto della scena italiana

[Questo articolo è stato realizzato per il giornale del Théâtre de la Ville, per raccontare le dinamiche, le risorse e le difficoltà della scena teatrale italiana degli ultimi anni al pubblico francese].

Theatre de la VilleMassimiliano Civica, uno dei migliori registi della nuova generazione e già direttore del Teatro della Tosse di Genova, alcuni anni fa commentò l’effervescenza della nuova scena romana sottolineando che chi lavora in condizioni di difficoltà, senza supporto istituzionale e ai margini delle grandi piazze del teatro, quasi per forza sviluppa un linguaggio ruvido e forte, prepotentemente necessario. Ma, con lungimiranza, chiosava poi che questa dialettica può essere positiva per cinque, al massimo per dieci anni: dopodiché, di povertà si muore.

La sintesi proposta da Civica coglie il senso del fare teatro nel XXI secolo in Italia, e può tranquillamente essere estesa all’intera scena nazionale emergente. Ovviamente, per comprenderla, bisogna calarla nella realtà di un Paese in genere diffidente verso il nuovo e le nuove generazioni. L’élite teatrale, come per molti altri campi della cultura, è saldamente e in mano alle generazioni più vecchie, ogni tanto trova spazio qualche rarissima eccezione come nel caso di Mario Martone. In generale, chi è riuscito a imporre al grande pubblico il proprio teatro e la propria poetica lo ha fatto “contro” e “fuori” dalle principali istituzioni teatrali, come Ascanio Celestini o Emma Dante, e anche quelli che hanno trovato un supporto produttivo nei principali teatri italiani, come Pippo Delbono e Antonio Latella, sono arrivati a questo soprattutto grazie a una intensa frequentazione della scena estera, che ha fornito loro la legittimità che a volte in Italia faticavano a trovare.

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Il teatro italiano tra “post” e “post”. Riflessioni sulla scrittura teatrale

scritturaLorenzo Pavolini, in un articolo apparso su questa rivista, notava come le differenze tra la scrittura teatrale e quella narrativa si fossero nel tempo assottigliate. L’utilizzo sempre più diffuso della prima persona e il diradarsi della letterarietà della lingua a favore di una lingua sempre più parlata ha reso, tendenzialmente, molti romanzi simili a dei monologhi. Allo stesso tempo molto teatro, compreso quello che proviene dalla cosiddetta ricerca, ha ripreso a “raccontare storie” e in forma tutt’altro che episodica (anche se deve scontrarsi con la tradizionale allergia ai nuovi nomi di parte del pubblico e degli operatori). Lo fa, per altro con una certa libertà compositiva che a volte si fa fatica a trovare nella narrativa degli ultimissimi anni, condizionata da esigenze commerciali (il genere, la scansione, la leggibilità) che sono essenziali per gli editori ma del tutto ininfluenti per chi scrive per il teatro. Tutto questo, per altro, avviene in un’epoca in cui invece si continua a vivere la letteratura e il teatro come due mondi separati (grazie anche al ponte fecondo che, nei decenni scorsi, si è invece venuto a creare tra arte contemporanea e teatro, spostando di molto l’accento sulle dinamiche della performance). Leggi il resto dell’articolo

La prigionia teatrale di Aldo Morto. Maratona sugli anni di piombo

aldo-morto-54Prigioniero per 54 giorni, dal 16 marzo all’8 maggio. Se fossimo nel 1978 non ci sarebbero dubbi sull’identità della persona di cui si parla: Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato da un nucleo armato delle Brigate Rosse in una mattinata di fine inverno, e rinvenuto morto il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. Ma siccome siamo nel 2013, a 35 anni di distanza da quel fatto che segnò come uno spartiacque la storia politica dell’Italia repubblicana, il prigioniero di cui si parla deve essere necessariamente un altro. E lo si vede da uno dei volantini, un vistoso fotomontaggio della famosa foto in cui Moro posa con l’espressione mesta sono una bandiera delle Brigate Rosse: al suo posto c’è un giovane attore che risponde al nome di Daniele Timpano. Leggi il resto dell’articolo

DDB 39 – Giorno 15: “Bluemotion Petrolio Safari” e “Zombitudine 2 e 3”

testata DDB India 39

29. Bluemotion Petrolio Safari

Una commistione tra letteratura e teatro, tra audiovisivo e musica, tra la scena e la platea. L’allestimento di linguaggi diversi in un grande recital che attraversa il romanzo in compiuto di Pasolini, «Petrolio» – è questo il segno che di Bluemotion, compagnia residente all’Angelo Mai, invitata a trasportare il suo dispositivo scenico all’interno di Perdutamente. Già, perché Bluemotion Safari è esattamente questo: un meccanismo spettacolare, un recital-concerto che cerca di far cortocircuitare i tanti linguaggi utilizzati dagli artisti in un unico flusso comunicativo. Durante il mese di dicembre l’ensamble di artisti ha scelto di confrontarsi con il romanzo che forse, prima ancora che i letterati, ha influenzato profondamente il mondo dei teatranti, con la sua struttura non strutture, il suo flusso fiume di appunti e la sua non completezza, il suo essere fatto di crepe e non detti (non finti) che lasciano inevitabilmente spazio all’immaginazione e alla creazione. Da Mario Martone in poi, «Petrolio» sembra essere diventato un feticcio del teatro, l’oggetto pasoliniano per eccellenza, l’universo esploso dove è possibile guardare come attraverso un prisma. (Solo restando a Roma anche altre due compagnie, come CK Teatro e OlivieriRavelli, hanno sentito proprio in questi stessi anni l’esigenza di confrontarsi con il rebus di questo testo). Leggi il resto dell’articolo

DDB 36 – Giorno 12: Tre piccoli “Divertimenti” e “Zombitudine 1″

testata DDB India 36

22. Tre piccoli “divertimenti”

Accanto al progetto più grande ideato da Federica Santoro assieme a Luca Tilli e Sebi Tramontana attorno al tema della perdita dell’amore, i tre performer hanno realizzato tre differenti performance in cui – ognuno nel suo specifico – proseguono la ricerca iniziata con «Divertimento». Tre assoli, per dare sfogo alla propria vena creativa prima di incontrare il linguaggio altrui e la sintesi scenica dello spettacolo. Nel caso di «Divertimento_minore», Luca Tilli propone un vero e proprio concerto breve, posizionando il suo violoncello al centro del salotto di divani rossi e tappeti creato nel mezzo del foyer. Quasi un’esecuzione da camera, se non fossimo nel mezzo di una navata d’archeologia industriale che ricorda un hangar: ed è questo attrito tra il grande spazio della sala e la dimensione raccolta del concerto a dare una delle temperature della performance. Che è una sapiente miscela d’improvvisazione e melodia, capacita di “attrarre” e “trattenere” all’ascolto e fuga verso l’inesplorato, l’improvviso; due anime che Luca Tilli sa accarezzare indistintamente e pizzicare assieme alla corde del suo violoncello. Leggi il resto dell’articolo

DDB 31 – Giorno 8: “Bagni Rossi”, “Level” e premi Ubu

testata DDB India 31

Un fuori-programma molto divertente ha caratterizzato l’esordio dell’ottava giornata di Perdutamente. Giusto alla fine del ritratto di Veronica Cruciani che l’Accademia degli Artefatti ha allestito per il progetto Nollywood. Prima che la sala si svuotasse, una coda inaspettata ha collegato idealmente Roma e il Teatro India con Milano e il Piccolo Teatro – dove in quello stesso momento venivano presentati e assegnati i Premi Ubu. Si illuminano gli schermi (a Roma) e compare la scritta: Federica Santoro, Premio Ubu 2012 come miglio attrice non-protagonista. Fabrizio Arcuri, ancora rigorosamente in tenuta da riot-clown, felpa cappuccio e naso tondo, fa salire sul palco Federica per premiarla simbolicamente. Già, perché poco dopo va in scena «Divertimento», uno spettacolo per il quale Sebi Tramontana si è spostato dalla Sicilia e che era impossibile far slittare nel calendario. Così Federica Santoro è rimasta a Roma nel “presidio” di Perdutamente, al seguito del suo lavoro e degli artisti coinvolti, rinunciando alla “gloria” della passerella Milanese. E Roma, a suo modo, l’ha compensata festeggiandola in modo alternativo. Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°3)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°03 – DRAMMATURGIE
Daniele Timpano – Andrea Cosentino – Lucia Calamaro

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Leggi il resto dell’articolo

DDB 01 – Uno spettro, anzi uno zombie, si aggira per l’India…

La parola corretta è “mandria”. Ce lo hanno spiegato in una delle serie tv più in voga del momento, The Walking Dead – che ha sancito il ritorno dell’horror e scalzato dal cuore degli appassionati del genere i vampiri (mostri eleganti, upperclass e forse un po’ snob) per fare spazio agli zombi (putrescenti e sgraziati, in pratica il sottoproletariato dell’immaginario collettivo). “Mandria”, come quella del bestiame, è un’orda di zombi famelici che si muovono in gruppo, claudicanti ma inarrestabili.

E proprio una mandria di zombi, oggi pomeriggio, hanno tagliato lo spazio del foyer dell’India, sotto lo sguardo divertito di chi stava lì a mangiare o parlare, per poi dirigersi verso la sala A, dove proseguiva il laboratorio di Daniele Timpano ed Elvira Frosini. Laboratorio sugli zombi, appunto. «Corpo morto» si intitola, non a caso – e il sottotitolo recita “seminario per attori non-risorti”. Va detto preventivamente che Timpano riflette da parecchio sul tema del cadavere insepolto e si appassiona di zombi da ben prima che tornassero di moda. Diversi dei suoi vecchi spettacoli abbondano di cavarei parlanti (un Mussolini morto e trafugato, la mummia di Mazzini…), anche se fina ad ora non era ancora capitato di vederli semovento. Sarà questo l’approdo del suo prossimo lavoro? Di certo è questo il tema caldo della riflessione dei Frosini-Timpano. Leggi il resto dell’articolo

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