Archivi delle etichette: Daniele Timpano

La prigionia teatrale di Aldo Morto. Maratona sugli anni di piombo

aldo-morto-54Prigioniero per 54 giorni, dal 16 marzo all’8 maggio. Se fossimo nel 1978 non ci sarebbero dubbi sull’identità della persona di cui si parla: Aldo Moro, il presidente della Democrazia Cristiana, sequestrato da un nucleo armato delle Brigate Rosse in una mattinata di fine inverno, e rinvenuto morto il 9 maggio, nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata in via Caetani. Ma siccome siamo nel 2013, a 35 anni di distanza da quel fatto che segnò come uno spartiacque la storia politica dell’Italia repubblicana, il prigioniero di cui si parla deve essere necessariamente un altro. E lo si vede da uno dei volantini, un vistoso fotomontaggio della famosa foto in cui Moro posa con l’espressione mesta sono una bandiera delle Brigate Rosse: al suo posto c’è un giovane attore che risponde al nome di Daniele Timpano. Leggi il resto dell’articolo

DDB 36 – Tre piccoli “Divertimenti” e “Zombitudine 1″

testata DDB India 36

20. Tre piccoli “divertimenti”

Accanto al progetto più grande ideato da Federica Santoro assieme a Luca Tilli e Sebi Tramontana attorno al tema della perdita dell’amore, i tre performer hanno realizzato tre differenti performance in cui – ognuno nel suo specifico – proseguono la ricerca iniziata con «Divertimento». Tre assoli, per dare sfogo alla propria vena creativa prima di incontrare il linguaggio altrui e la sintesi scenica dello spettacolo. Nel caso di «Divertimento_minore», Luca Tilli propone un vero e proprio concerto breve, posizionando il suo violoncello al centro del salotto di divani rossi e tappeti creato nel mezzo del foyer. Quasi un’esecuzione da camera, se non fossimo nel mezzo di una navata d’archeologia industriale che ricorda un hangar: ed è questo attrito tra il grande spazio della sala e la dimensione raccolta del concerto a dare una delle temperature della performance. Che è una sapiente miscela d’improvvisazione e melodia, capacita di “attrarre” e “trattenere” all’ascolto e fuga verso l’inesplorato, l’improvviso; due anime che Luca Tilli sa accarezzare indistintamente e pizzicare assieme alla corde del suo violoncello. Leggi il resto dell’articolo

DDB 31 – “Bagni Rossi”, “Level” e premi Ubu

testata DDB India 31

Un fuori-programma molto divertente ha caratterizzato l’esordio dell’ottava giornata di Perdutamente. Giusto alla fine del ritratto di Veronica Cruciani che l’Accademia degli Artefatti ha allestito per il progetto Nollywood. Prima che la sala si svuotasse, una coda inaspettata ha collegato idealmente Roma e il Teatro India con Milano e il Piccolo Teatro – dove in quello stesso momento venivano presentati e assegnati i Premi Ubu. Si illuminano gli schermi (a Roma) e compare la scritta: Federica Santoro, Premio Ubu 2012 come miglio attrice non-protagonista. Fabrizio Arcuri, ancora rigorosamente in tenuta da riot-clown, felpa cappuccio e naso tondo, fa salire sul palco Federica per premiarla simbolicamente. Già, perché poco dopo va in scena «Divertimento», uno spettacolo per il quale Sebi Tramontana si è spostato dalla Sicilia e che era impossibile far slittare nel calendario. Così Federica Santoro è rimasta a Roma nel “presidio” di Perdutamente, al seguito del suo lavoro e degli artisti coinvolti, rinunciando alla “gloria” della passerella Milanese. E Roma, a suo modo, l’ha compensata festeggiandola in modo alternativo. Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)

PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India

Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)

Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico.  Leggi il resto dell’articolo

Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°3)

RITRATTI DAL TEATRO INDIA

Puntata n°03 – DRAMMATURGIE
Daniele Timpano – Andrea Cosentino – Lucia Calamaro

Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale.  Leggi il resto dell’articolo

DDB 01 – Uno spettro, anzi uno zombie, si aggira per l’India…

La parola corretta è “mandria”. Ce lo hanno spiegato in una delle serie tv più in voga del momento, The Walking Dead – che ha sancito il ritorno dell’horror e scalzato dal cuore degli appassionati del genere i vampiri (mostri eleganti, upperclass e forse un po’ snob) per fare spazio agli zombi (putrescenti e sgraziati, in pratica il sottoproletariato dell’immaginario collettivo). “Mandria”, come quella del bestiame, è un’orda di zombi famelici che si muovono in gruppo, claudicanti ma inarrestabili.

E proprio una mandria di zombi, oggi pomeriggio, hanno tagliato lo spazio del foyer dell’India, sotto lo sguardo divertito di chi stava lì a mangiare o parlare, per poi dirigersi verso la sala A, dove proseguiva il laboratorio di Daniele Timpano ed Elvira Frosini. Laboratorio sugli zombi, appunto. «Corpo morto» si intitola, non a caso – e il sottotitolo recita “seminario per attori non-risorti”. Va detto preventivamente che Timpano riflette da parecchio sul tema del cadavere insepolto e si appassiona di zombi da ben prima che tornassero di moda. Diversi dei suoi vecchi spettacoli abbondano di cavarei parlanti (un Mussolini morto e trafugato, la mummia di Mazzini…), anche se fina ad ora non era ancora capitato di vederli semovento. Sarà questo l’approdo del suo prossimo lavoro? Di certo è questo il tema caldo della riflessione dei Frosini-Timpano. Leggi il resto dell’articolo

Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India

Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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Storia cadaverica d’Italia. Daniele Timpano e le retoriche nazionali

Il poeta della beat praghese Egon Bondy apriva il suo unico romanzo – oggetto di culto circolato per anni illegalmente e in edizioni “samizdat”, cioè autoprodotte – con il ritrovamento di un cadavere: era il cadavere del mondo. Nel suo futuro distopico, l’utopia socialista si era ridotta a un cadavere che butta fango dai cui miasmi bisogna il più possibile girare alla larga.
Daniele Timpano, autore e attore della scena contemporanea, ha invece disegnato nell’arco di tre spettacoli quello che potremmo definire il “cadavere d’Italia”, ovvero ciò che ne resta della costruzione dell’identità nazionale in un paese che non ha mai avuto un mito fondativo davvero condiviso – al pari di nazioni come la Francia o gli Stati Uniti – e agonizza ancora oggi tra aspirazioni autonomiste, recriminazioni e luoghi comuni all’ombra del proprio campanile. Il cadavere come metafora della decadenza di un’italietta – nel senso descritto da Pasolini – che cerca di raccontarsi come nazione eroica, ma che inevitabilmente inciampa in una prosopopea che si sgonfia ricadendogli addosso, in una retorica già in via di decomposizione. Ma il cadavere è anche elemento narrativo, sguardo privilegiato sul carattere posticcio dei racconti eroici che ci tramanda un certo tipo di storia – che si fa sempre “sulla pelle” delle persone. Ma anche su quella dinamica di inevitabile corruzione del “corpo dello Stato” che in Italia, più che una fase di decadenza, sembra essere l’aspetto ricorrente di ogni fase della storia politica del Bel Paese, un corpo a sua volta assemblato con le parti esanimi di altri corpi-nazione. Leggi il resto dell’articolo

Una scuola senza scuola. L’intuizione di Nico Garrone

Tre anni fa, nel febbraio del 2009, se ne andava Nico Garrone, critico del quotidiano La Repubblica e attento interprete e conoscitore della scena teatrale contemporanea già a partire dagli anni delle cosiddette “cantine”, di cui fu privilegiato testimone anche grazie ai suoi preziosi video-appunti e documentari che meglio di tanti saggi sono stati in grado di raccontare quella stagione. Poco prima di ammalarsi Garrone, a quasi settant’anni di età, era ancora uno dei critici più attenti e curiosi del panorama capitolino e nazionale, ed era facile incontrarlo nelle sale off come quella del Rialto Santambrogio – che all’epoca dirigevo – con la telecamera in mano, inseguendo il progetto di raccontare quella stagione che si stava condensando nel primo decennio degli anni Duemila, o anni Zero, fatta di nuovi luoghi e nuovi artisti. Non ce ne fu il tempo. Ciò nonostante, dalle pagine del quotidiano Off con cui aveva iniziato a collaborare, Garrone tracciò le linee di una compagine di artisti che secondo lui avevano qualcosa in comune, qualcosa che stava creando uno scarto rispetto alla precedente generazione dei Teatri 90 – così battezzati dal nome di una fortunata rassegna milanese – orientati all’ibridazione dei linguaggi artistici e una deriva estetica fortemente visionaria. Quella che lui chiamò la “non-scuola romana”, invece, era caratterizzata da mezzi poveri, scenografie scarsamente estetizzanti, e da un recupero della teatralità in una chiave imprevista. Leggi il resto dell’articolo

L’ideologia del saluto di Valerio Malorni

Valerio Malorni è un performer di grande abilità, lo abbiamo visto collaborare con Barberio Corsetti, il Teatro delle Apparizioni, Daniele Timpano e altre realtà della scena contemporanea. Ma è anche un autore di monologhi surreali e visionari, che animano la scena off della capitale all’attenzione di un pubblico ristretto ma attento. Come quello che ha frequentato la rassegna «In questo stato», organizzata dallo spazio Kataklisma di Elvira Frosini, nel quartiere del Pigneto, dov’era inserito lo spettacolo.
Nel suo «Lo stato di saluto» Malorni si presenta dimesso e naif, avvolto in un cappotto troppo grande che lo trasforma in un personaggio dostoevskjiano, ma senza l’aura di tragedia che attornia i personaggi dello scrittore russo. Anche perché Malorni non racconta una storia, ma si rivolge direttamente al pubblico per avvolgerlo, invischiarlo anche contro la sua volontà nel suo “stato di saluto”, un salutarsi e uno scambio di effusioni istituito per legge che dovrebbe essere lo strumento per realizzare – come recita il sottotitolo dello spettacolo – una “fratellanza universale”. Leggi il resto dell’articolo

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