Archivi delle etichette: Andrea Cosentino
L’hic et nunc negato di Andrea Cosentino
«Non qui, non ora». Suona come un manifesto il titolo del nuovo spettacolo di Andrea Cosentino, che è approdato al palcoscenico del Teatro Palladium di Roma in forma di studio, nell’ambito del festival Teatri di Vetro. Perché al centro della riflessione operata da Cosentino – ma anche di un certo grado di irrisione – c’è la contrapposizione tra arte contemporanea e teatro, tra performance e rappresentazione. Davvero due filosofie estetiche contrapposte? A dirlo non è lui, o una delle sue maschere dialettali che stanno partecipando a un’ipotetica performance in un ipotetico museo (il romano caustico, il presunto viterbese che parla un improbabile dialetto), ma Marina Abramovic in persona, una delle icone dello star system dell’arte contemporanea. È dalle sue parole che prende forma la contrapposizione tra l’hic-et-nunc della performance e l’altrove ipotetico della rappresentazione teatrale, dove la “verità” e la “vita” sarebbero automaticamente dalla parte della prima. Abramovic sintetizza questa “superiorità” dell’arte performativa con la seguente frase: “In teatro il coltello è finto e il sangue è ketchup, mentre nell’arte performativa il coltello è un vero coltello e il ketchup è sangue”. Una concezione che, tuttavia, ha trovato i suoi limiti nella parabola artistica della stessa Abramovic, che dopo aver sottoposto il proprio corpo a una serie di “iniezioni di realtà” per quarant’anni, sottoponendosi a ogni tipo di sperimentazione, si è resa conto – forse in modo un po’ tardivo – che per chi la sta a guardare tutto questo resta comunque spettacolo, intrattenimento. Si paga un biglietto e si guarda. E questo guardare non ti “cambia la vita” – come pretenderebbe il manuale del bravo artista performativo. Leggi il resto dell’articolo
DDB 33 – Giorno 10: “Diario del Tempo” e “Non qui non ora”
Anche le performance estemporanee, fuori programma, trovano spazio nella fitta programmazione di «Perdutamente». Forse prendendo spunto da Andrea Cosentino, autore di una performance parassita con un Artaud accattone ai margini delle strade dei festival, Marco Ceccotti e Francesco Picciotti, con Dario Aggioli come guest – tutti e tre con Cosentino hanno collaborato – si sono ritagliati dieci minuti di performance nel foyer. Nessuno li aveva invitati, né Lavia (il loro nome non spicca tra le 18 compagnie) né gli artisti della Factory. Ma tutto ha seguito comunque il suo corso. La performance “Il paradosso dell’attore 2000″ consisteva in un piccolo servizio a pagamento: Dario Aggioli si è reso disponibile a prendere schiaffi dal pubblico a pagamento: fino a 2 euro per un buffetto, 4 per uno schiaffo serio, 8 con maggior veemenza, 10 un pestaggio in piena regola. Risa, diffidenza, curiosità: il primo a buttarsi con energia è una vecchia conoscenza del teatro di innovazione, Simone Carella. Altri seguono, tra l’incredulo e il divertito. Qualche soldo tintinna nelle casse da artisti di strada di Ceccotti, Picciotti e Aggioli. Poi le porte delle sale si schiudono e Perdutamente riprende il suo corso. Leggi il resto dell’articolo
Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)
PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India
Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)
Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico. Leggi il resto dell’articolo
DDB 13 – Il montaggio dell’Io
Andrea Cosentino, in uno spettacolo intitolato «Angelica», che è stato uno snodo della sua carriera perché vedeva la prima apparizione di un format chiamato “Telemomò” che lo ha accompagnato per molto tempo, si affidava alle parole di Pier Paolo Pasolini per affrontare il tema del montaggio cinematografico. La realtà come decostruzione e ricostruzione dei frammenti narrativi, come “montaggio” appunto, era al centro di quello spettacolo. Pasolini, nel saggio citato, diceva che la morte opera sull’uomo quello che il montaggio opera nel cinema: una selezione di pezzi significanti assemblati secondo un ordine di senso. Nessuno può, infatti, vivere (o osservare) la vita di un altro per intero, minuto per minuto: ci vorrebbe l’intera vita per farlo. E non avrebbe neppure senso. Quello che noi ricordiamo di una persona, sono gli snodi della sua biografia che hanno importanza per noi. Leggi il resto dell’articolo
Tre Soldi – Radio 3 :: Ritratti dal Teatro India (puntata n°3)
RITRATTI DAL TEATRO INDIA
Puntata n°03 – DRAMMATURGIE
Daniele Timpano – Andrea Cosentino – Lucia Calamaro
Diciotto compagnie teatrali stanno abitando il Teatro India di Roma per un progetto che ruota attorno al concetto di “perdita”. Prove, laboratori, tavoli di discussione, incontri tra artisti e pubblico si alternano in un’abitazione inedita di questo spazio, da molti considerato uno dei più belli d’Italia tra quelli destinati alla creazione contemporanea. La Factory di India raccoglie, a suo modo, uno spaccato coerente di quella che è la scena contemporanea italiana, concentrandosi su quella parte nata e cresciuta nel territorio della Capitale. Quasi tutti gli artisti coinvolti sono presenti in modo costante nei cartelloni dei principali festival di teatro contemporaneo e alcuni sono già proiettati nella scena internazionale. Leggi il resto dell’articolo
Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India
Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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L’arte di decostruire. Menoventi, Opera e Andrea Cosentino
Durante la prima settimana di Teatri di Vetro – festival romano alla VI edizione, che si svolge in maggio tra il Teatro Palladium e i suggestivi lotti della Garbatella – si sono succeduti tre spettacoli molto diversi tra loro, accomunati però da una tensione comune: la decostruzione. Attenzione, però, non si tratta del gusto per il frammento e per la disintegrazione della forma che ha attraversato molta scena degli anni Novanta. In questi tre lavori – in linea con quanto accade in una fetta significativa della scena degli anni Zero – l’obiettivo è un altro. Smontare la scatola, rompere il giocatolo, far vedere allo spettatore (anzi, vedere assieme allo spettatore) cosa c’è all’interno del meccanismo della comunicazione (in questo caso) teatrale, e delle retoriche del racconto. Leggi il resto dell’articolo
Una scuola senza scuola. L’intuizione di Nico Garrone
Tre anni fa, nel febbraio del 2009, se ne andava Nico Garrone, critico del quotidiano La Repubblica e attento interprete e conoscitore della scena teatrale contemporanea già a partire dagli anni delle cosiddette “cantine”, di cui fu privilegiato testimone anche grazie ai suoi preziosi video-appunti e documentari che meglio di tanti saggi sono stati in grado di raccontare quella stagione. Poco prima di ammalarsi Garrone, a quasi settant’anni di età, era ancora uno dei critici più attenti e curiosi del panorama capitolino e nazionale, ed era facile incontrarlo nelle sale off come quella del Rialto Santambrogio – che all’epoca dirigevo – con la telecamera in mano, inseguendo il progetto di raccontare quella stagione che si stava condensando nel primo decennio degli anni Duemila, o anni Zero, fatta di nuovi luoghi e nuovi artisti. Non ce ne fu il tempo. Ciò nonostante, dalle pagine del quotidiano Off con cui aveva iniziato a collaborare, Garrone tracciò le linee di una compagine di artisti che secondo lui avevano qualcosa in comune, qualcosa che stava creando uno scarto rispetto alla precedente generazione dei Teatri 90 – così battezzati dal nome di una fortunata rassegna milanese – orientati all’ibridazione dei linguaggi artistici e una deriva estetica fortemente visionaria. Quella che lui chiamò la “non-scuola romana”, invece, era caratterizzata da mezzi poveri, scenografie scarsamente estetizzanti, e da un recupero della teatralità in una chiave imprevista. Leggi il resto dell’articolo
L’attore performativo degli anni Duemila
Per Thomas Ostermeier Shakespeare è più vicino alla cultura pop dei nostri giorni rispetto a quella polverosa della tradizione romantica che lo ha a suo tempo consacrato a livello mondiale. Perché il drammaturgo inglese cercava, pur toccando temi universali, di creare spettacoli che fossero anche entertainment (altrimenti non avrebbero potuto girare). La risposta del regista tedesco è di affrontare i suoi testi in chiave performativa, forte del fatto che a quattro secoli di distanza personaggi come Amleto sono ormai degli archetipi del teatro.
Ma che vuol dire, oggi, performativo? Durante la stagione degli anni sessanta, che contrastava il concetto di ‘rappresentazione’ come replica fedele e naturalista di un mondo irrelato – come quello dei personaggi di un libro per intenderci –, ‘performance’ indicava qualcosa che andava oltre, che abbatteva la quarta parete e rivendicava il fatto di accadere qui e ora, l’hic et nunc che, nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, resta un fatto intrinseco della sola disciplina teatrale. Un antropologo e regista come Richard Schecher sintetizzò questa visione affermando che gli elementi dello spettacolo andavano concepiti come una serie di cerchi concentrici dove il successivo comprende ed espande i precedenti: l’ordine era script, drama, theatre e ovviamente performance, che tutto comprende. Leggi il resto dell’articolo
Nasce “ScuolaRoma”, rete didattica del teatro capitolino
Più che un progetto, è panorama artistico-culturale. Questa definizione lucida che ne ha dato l’attrice Daria Deflorian durante la presentazione sintetizza meglio di mille parole «ScuolaRoma», la rete didattica per le arti performative contemporanee presentata nell’ambito di Short Theatre. Ovvero? La decisione di far confluire in un blog, con un sistema comunicativo unitario, l’attività didattica e di formazione dei principali nomi della scena contemporanea capitoline in ambito di teatro, danza, scenotecnica. Il blog – www.scuolaroma.tumblr.com – raccoglierà il calendario di workshop, seminari, incontri, laboratori realizzati da questa rete di venti realtà che raccoglie gli artisti più fecondi della nuova scena. Leggi il resto dell’articolo

















