Archivi delle etichette: America

Laggiù qualcuno non ci ama

L’Accademia degli Artefatti porta in scena in questi giorni (di recente al Palladium di Roma, dal 18 al 21 febbraio al Teatro del Tempo di Parma) una trance consistente dei 17 pezzi di Mark Ravehill «Spara / Trova il tesoro /Ripeti», tutti ispirati nel titolo a opere classiche della letteratura o del cinema occidentali, e tutte legate dal tema della lotta al terrore che tiene in scacco il mondo dal 2001. Tra gli otto testi portati in scena «Delitto e castigo» spicca per l’affondo che il drammaturgo inglese realizza in questa piéce a due, una discesa chirurgica nella spirale di sentimenti, parole d’ordine e luoghi comuni che hanno accompagnato l’invasione americana dell’Iraq. Fabrizio Croci e Caterina Silva sono chiusi in una struttura con una parete a vetri, una sala da interrogatorio, i loro volti sono costantemente ripresi e riproiettati, le loro voci registrate e amplificate. Leggi il resto dell’articolo

Il silenzio d’America. Intervista a Vinicio Capossela

Da SoloCome lo zio d’America che torna dai parenti, Vinicio Capossela inizia questa chiacchierata aprendo la sua borsa e tirando fuori pacchi di fotografie del suo viaggio d’oltre oceano. Immagini di strade deserte, motel, rodeo, città fantasma e poi foto di facce, strumenti e cappelli da mago e da cowboy. Persino Vinicio sotto l’insegna dell’omonimo ristorante, Vinny’s. Tutto il contorno umano e il concreto immaginario da cui è scaturito questo suo nuovo album, «Da Solo», da pochi giorni nei negozi di dischi.


Allora, Vinicio, come nasce questo disco?

L’ispirazione è venuta dal fatto che ne avevo fatte troppe. Tra la religione, il sacro, Michelangelo, i marinai e le canzoni della Cupa, a un certo punto sono andato a casa, ho visto il mio piano, il mio vecchio Duysen, che era sopravvissuto a tutto questo, era la stagione invernale, quasi la festa di Halloween, fuori passavano i tram, e ho deciso di riprendere a occuparmi di canzoni che non avevo mai portato a termine. Canzoni che mi riguardavano molto da vicino. Leggi il resto dell’articolo

«The Killig Game». L’opinione di Bifo

Abbiamo chiesto a Franco Berardi «Bifo» un’opinione sui giochi di simulazione militare e sull’inchiesta portata avanti da Gary Webb. Bifo si occupa da anni di questi temi, e il suo sito, rekombinant.org, è un luogo prezioso, per chi voglia capire. Secondo il fondatore della mitica Radio Alice e promotore, negli ultimi anni, delle «telestreet», quella dei videogiochi è una questione che investe l’intero campo cognitivo, oggetto di una profonda mutazione in questa epoca di interazione sempre più stretta tra l’uomo e la tecnologia.
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«The Killing Game». La Cia e la cocaina

Gery Webb

Gery Webb

Gary Webb è stato trovato senza vita nella sua casa di Sacramento venerdì 10 dicembre 2004. Suicida a quarantanove anni, a quanto hanno subito stabilito le autorità, coroner e polizia. Ma chi era Gary Webb? Era un giornalista investigativo del Sacramento news and review, due volte vincitore del Premio Pulitzer, noto per le sue inchieste spericolate, che gli valsero le ostilità non soltanto del mondo della politica, di cui denunciava i traffici, ma anche dei giornali «mainstream», come il Washington Post, il New York Times e il Los Angeles Times.
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«The Killing Game». Giocatori e soldati

americas-armySi intitola «The killing game», l’ultimo articolo scritto dal giornalista Premio Pulitzer Gary Webb, per il Sacramento news and review, prima di morire, probabilmente suicida. Il pezzo era un’inchiesta sul mondo dei videogiochi che simulano azioni di guerra, e sul vasto pubblico di maschi adolescenti che ogni giorno passa diverse ore a giocarci.
Webb aveva seguito da vicino un gruppo di ragazzi tra i tredici e i venti anni, giocatori accaniti di «Counter-Strike», il videogame di simulazione bellica più gettonato degli ultimi anni. Se ne contano qualcosa come sessantamila partite al giorno. Esistono sfide tra singoli e a squadre, persino sfide ufficiali, con le quali i ragazzi più bravi riescono anche a racimolare qualche soldo. Addirittura, per i migliori, guadagni extra arrivano dalle lezioni private date ai coetanei meno esperti. Cinquanta dollari l’ora, ma qualcuno arriva a centoventi. Quasi un lavoro, anzi meglio di molti lavori. Leggi il resto dell’articolo

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