Archivi delle etichette: ambiente

Cerchi nel cemento

lean11I cerchi nel grano, o “crop circles”, sono un fenomeno che grazie alla curvatura delle spighe disegna nei campi immense forme geometriche – per lo più cerchi, ma anche varianti assai più elaborate – praticamente invisibili da terra ma perfettamente distinguibili dall’alto. Secondo chi sostiene l’origine sovrannaturale di questi fenomeni (per alcuni opera di alieni, per altri di misteriose coscienze superiori) i cerchi nel grano sarebbero un elaborato e affascinante sistema pittografico con cui altre entità tentano di comunicare con noi. Per stabilire un contatto, oppure per rivelarci segreti sulle origini e i destini dell’umanità.
Nel guardare le ben più imponenti ed estese evoluzioni tracciate sul terreno dall’uomo nel suo constante tentativo di addomesticare l’ambiente in cui vive, oggetto di un bel volume fotografico di Alex Maclean, viene allora in mente la famosa barzelletta del cieco che si trova per sbaglio a “leggere” una grattugia e si domanda chi abbia scritto simili idiozie. «Over. American Way of Life» [336 pagine, 49,90 euro], uscito di recente per 22 Publishing, casa editrice milanese che si occupa di architettura, presenta una collezione di 500 fotografie che Maclean, fotografo e pilota, ha realizzato per testimoniare la progressiva erosione di territorio operata dall’industrializzazione e dallo sviluppo urbano degli Stati Uniti d’America. Leggi il resto dell’articolo

Vinicio e il Formicoso

Con una telefonata “ventosa” abbiamo raggiunto Vinicio Capossela sotto le pale eoliche dell’altopiano del Formicoso, in Alta Irpinia, dove il 2 ottobre era in corso una manifestazione pacifica contro il decreto del governo che ha deciso di trasformare l’altipiano in una delle più grandi discariche campane e ha militarizzato la zona dal 29 settembre.

Allora Vinicio, ci puoi raccontare com’è andata la manifestazione?

Certo. Io c’ero. Quelli che non c’erano erano istituzioni e politica. A parte ovviamente i sindaci dei comuni interessati, che sono accanto alla popolazione e stanno manifestando con loro. È una cosa che mi ha colpito: la totale mancanza di interlocutori. Da un lato ci sono i militari che hanno occupato la terra. Dall’altra parte una manifestazione completamente pacifica. Leggi il resto dell’articolo

I forti espugnati

forte marghera

Mentre a Vicenza si discute della nuova base militare statunitense, a Mestre, si va in direzione opposta. A contrastare i venti militareschi che da ovest soffiano con insistenza sul vecchio continente, è un originale  progetto di riutilizzo delle strutture militari dismesse. Stiamo parlando del Campo trincerato di Mestre, termine che designa la cinta di forti ottocenteschi che circonda la città veneta, ma che nel corso dell’ultimo decennio ha assunto una connotazione diversa. «Sotto il nome Campo trincerato si raggruppano le differenti realtà che hanno dato vita ad esperienze di recupero e riutilizzo dei forti di Mestre, restituendoli alla cittadinanza», spiega Pierangelo Pettenò, consigliere regionale del Veneto per Rifondazione Comunista.
I forti sono strutture architettoniche militari risalenti per lo più all’ottocento o ai primi del novecento, dismessi intorno agli anni settanta del secolo scorso, quando la moderna organizzazione delle forze armate li aveva resi ormai inservibili. Sparse per l’Italia ci sono centinaia di simili strutture inutilizzate. Anche perché “espugnare” simili architetture non è semplice: esistono i vincoli di carattere paesaggistico e culturale, cosa che, per il momento almeno, ha scoraggiato la speculazione e la loro destinazione ad attività commerciali. Leggi il resto dell’articolo

Scenari di sviluppo

di_modicaIn tempi di occupazione “quasi militare” dei mezzi di comunicazione di massa, dove la maggioranza delle informazioni che vengono passate risultano legate a questo o quell’interesse forte, un “luogo” nel quale è ancora possibile raccontare storie ed esprime opinioni fuori da quella logica, è il teatro. In risposta alle ingozzate di fiction e di realtà edulcorata che quasi monopolizzano grandi e piccoli schermi, si sta risvegliando l’interesse per generi come il film documentario o il teatro di racconto.
Un esempio di come il teatro si faccia “memoria del presente” ce lo ha dato Marco Paolini, che con i suoi spettacoli sul Vajont e su Porto Marghera ha messo in luce gli effetti che la politica di sviluppo industriale ha avuto sulla vita delle persone che vivono a ridosso di petrolchimici, complessi industriali o si trovano sulla strade delle “grandi opere” [come sta accadendo in questi giorni in Val di Susa]. Anche Beppe Grillo, in molti suoi spettacoli, ha raccontato i tanti modi in cui l’Italia si sta ammalando di sviluppo. Ma non sono casi isolati. Il tema dello sviluppo, è al centro del lavoro che diverse compagnie teatrali hanno svolto in questi anni a stretto contatto con il territorio.
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