Archivi delle etichette: Accademia degli Artefatti
«Banquo» di Tim Crouch secondo l’Accademia degli Artefatti
Con un coup de théâtre da Grand Guignol prende il via il «Banquo» di Tim Crouch, portato in scena da Fabrizio Arcuri (e prodotto dal Teatro della Tosse di Genova). Che è certamente il miglior monologo della stagione, con un che si aggira con agio in quella che è stata ormai definita “recitazione artefattiana”, riuscendo anche a impreziosirla. Campanati interpreta Banquo, generale e migliore amico di Macbeth, da questi assassinato. O meglio, il suo fantasma – grondante com’è di sangue – quello che solo Macbeth (e il pubblico) può vedere. Il fantasma che dall’onniscenza della morte conosce tutte le pieghe della tragedia shakespeariana e che dunque può raccontarla da un’angolatura inedita. Detta così sembrerebbe un’operazione simile a quella di Tom Stoppard in “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”, e forse in parte è vero, ma c’è il tocco di Crouch a spostare l’operazione da un’altra parte. Perché come lo sfortunato prestigiatore di “An oak tree” ci ricordava che il teatro, come il linguaggio, è soprattutto una sofisticata opera di illusionismo, così il Banquo di Crouch, per ricostruire la vicenda, ci chiede in primo luogo di “immaginare”. Leggi il resto dell’articolo
DDB 28 – Nollywood, io non sono così (puntate 1-5)
8. Nollywood – io non sono così (in privato)
L’arte di “ritrattare” non è necessariamente quella di cambiare versione dei fatti. Ma può avere anche che fare con quella di tracciare le identità – identità plurali, magari, stratificate come lo sono tutte, ma forse ancor più complesse se, come in questo caso, si tratta delle identità degli artisti. Una distorsione del termine “ritrarre”. Così sembra averla intesa l’Accademia degli Artefatti con il progetto Nollywood, che tutti i giorni di Perdutamente propone una perfomance di durata variabile che “ritratta” di volta in volta un artista della Factory.
Fabrizio Arcuri e Matteo Angius hanno fatto una scelta complessa nel declinare la loro presenza al Teatro India. Coerentemente con l’idea di collaborazione con le altre compagnie il più allargata possibile, hanno proposto ai loro colleghi di essere gli protagonisti delle loro performance, intervistandoli e chiedendo loro di regalargli una parola importante per loro, una canzone e un’urgenza. Tutti materiali attorno ai quali vengono costruiti i 16 appuntamenti di Nollywood (con la geniale complicità di Magdalena Barile, che a partire da questi materiali immagina e scrive le drammaturgie). Gli ignari protagonisti, catapultati nel mezzo di una scena che non conoscono, non sanno nulla di quello che accadrà. Sembrerebbe un meccanismo autoreferenziale – le compagnie di Perdutamente che parlano della compagnie di Perdutamente – se non fosse che Arcuri, nel trattare i materiali delle interviste, li ha inseriti in un dispositivo che ne fa oggetti a sé, leggibili anche da chi non conosce da vicini le compagnie di India. Leggi il resto dell’articolo
Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°4)
PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India
Puntata n°04 – Progetti (seconda parte)
Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico. Leggi il resto dell’articolo
Tre Soldi – Radio 3 :: Perdutamente (puntata n°3)
PERDUTAMENTE
La Factory del Teatro India
Puntata n°03 – Progetti (prima parte)
Diciotto compagnie della scena contemporanea sono state invitate dal direttore del Teatro di Roma, Gabriele Lavia, ad abitare il Teatro India per tre mesi, lavorando attorno al tema della perdita. Né è nata una factory attiva da ottobre, che ha rovesciato nei grandi edifici dell’ex fabbrica della Mira Lanza una quantità notevole di laboratori, incontri, tavoli teorici, prove aperte e chiuse, esperimenti di dialogo del teatro con altri campi artistici come la musica, il video, l’arte e la letteratura. “Perdutamente” aprirà al pubblico dal 3 al 21 dicembre, con l’ambizione di proporre alla città di Roma due forme inedite di spazio e di oggetto artistico. Leggi il resto dell’articolo
DDB 13 – Il montaggio dell’Io
Andrea Cosentino, in uno spettacolo intitolato «Angelica», che è stato uno snodo della sua carriera perché vedeva la prima apparizione di un format chiamato “Telemomò” che lo ha accompagnato per molto tempo, si affidava alle parole di Pier Paolo Pasolini per affrontare il tema del montaggio cinematografico. La realtà come decostruzione e ricostruzione dei frammenti narrativi, come “montaggio” appunto, era al centro di quello spettacolo. Pasolini, nel saggio citato, diceva che la morte opera sull’uomo quello che il montaggio opera nel cinema: una selezione di pezzi significanti assemblati secondo un ordine di senso. Nessuno può, infatti, vivere (o osservare) la vita di un altro per intero, minuto per minuto: ci vorrebbe l’intera vita per farlo. E non avrebbe neppure senso. Quello che noi ricordiamo di una persona, sono gli snodi della sua biografia che hanno importanza per noi. Leggi il resto dell’articolo
DDB 07 – Breve carrellata lungo un corridoio lynchano
In questi giorni il Teatro India comincia a sembrare più popolato. Si alternano i gruppi delle scuole venuti per i laboratorio di Biancofango a quelli di studenti delle medie che si confrontano con il Moby Dick del Teatro delle Apparizioni. Altri laboratori, per artisti stavolta, si affastellano nel calendario e riempiono e svuotano le sale con una regolarità che non ha più nulla a che vedere con l’atmosfera dilatata e sonnacchiosa dei primi giorni della Factory. Anche altre compagnie che finora era state meno presenti, per impegni che le tenevano altrove, cominciano ad affacciarsi alle riunioni. Leggi il resto dell’articolo
Perdutamente. Diciotto compagnie disperse nel Teatro India
Un cantiere nel cantiere. Così è stato definito da Gabriele Lavia il progetto «Perdutamente», che riunisce diciotto compagnie romane all’interno del Teatro India di Roma, da ottobre a Natale. Una “factory” che produrrà seminari, laboratori, incontri – ma anche “atti, distrazioni, incidenti”, come recita il sottotitolo – e una parte spettacolare aperta al pubblico tutta concentrata nel mese di dicembre. Non si tratta dunque di nuove produzioni da creare e presentare – nonostante la commissione ci sia, ed è attorno al tema della “perdita” – ma di una residenza aperta, il cui obiettivo principale è quello di far abitare lo spazio di India (il più bel teatro romano dedicato al contemporaneo) da quelle compagnie del territorio che sono diretta espressione di questo segmento artistico – ricerca, nuove generazioni e nuovi linguaggi – che il più delle volte non solo non arrivano nei cartelloni degli stabili, ma non arrivano nemmeno ad avere un’interlocuzione coi direttori artistici.
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L’attualità di Brecht nei frammenti del Fatzer
È criminale chi svaligia una banca o chi la fonda? A riguardarla oggi dal punto di osservazione della crisi globale, delle speculazioni finanziarie e dell’indebitamento progressivo di cittadini e stati, questa celebre frase di Bertolt Brecht ritrova tutta la sua forza. C’è stata una fase della nostra storia recente in cui frasi come questa sono state riposte nella soffitta dei vecchi arnesi rivoluzionari spuntati e fuori uso, verso cui si prova un po’ di imbarazzo ma che si giustificano con lo spirito (tramontato) dei tempi. Difficile però credere che quell’imbarazzo lo provino oggi i cittadini della Grecia.
Sono molti i casi in cui parole del drammaturgo tedesco hanno assunto un valore profetico, ed è forse questo il motivo per cui oggi, nell’era della crisi globale che certo non è soltanto economica ma anche di pensiero, tanto teatro contemporaneo sceglie di tornare ai suoi testi. Lo fanno anche il regista romano Fabrizio Arcuri con la produzione del Teatro Stabile di Torino e il regista berlinese René Pollesch del teatro Volksbühne, in un progetto congiunto tra Berlino e Torino – la cui tappa italiana si è svolta dal 6 al 12 febbraio. Il progetto parte da un lavoro che Brecht lasciò incompiuto e che noi conosciamo (poco) attraverso l’assemblaggio che il drammaturgo Heiner Müller fece delle oltre 500 pagine di appunti, bozze di stesura, commenti e digressioni a cui Brecht lavorò tra il 1926 e il 1930 – dato alle stampe col titolo «La rovina dell’egoista Johann Fatzer». Un testo che Müller riteneva tra i più importanti del Novecento per potenza espressiva e radicalità di sperimentazione, e forse sono proprio questi aspetti così radicali ad aver impedito a Brecht di trovare una soluzione che gli permettesse di dare forma a un testo rappresentabile. Leggi il resto dell’articolo


















