IL RITRATTO DEL DOTTOR GACHET
di Graziano Graziani
[La Camera Verde – 2009]
Per buona parte della mia vita ho cercato di fermare le cose, di contrastare il lavorio del tempo che logora i corpi, gli oggetti, e si mangia i colori, lo smalto delle cose, i ricordi… Anche la pittura mi serviva a questo: fermare un instante, un momento, e non farlo più svanire, anche fosse un attimo inutile, un’immagine vuota, anche fosse solo un gatto sul davanzale, cercavo di restituire dignità alle mie mani, permettendo loro di compiere quel lavoro che avevo scoperto impossibile sui miei pazienti.
«Il ritratto del dottor Gachet» è essenzialmente un testo per il teatro, nonostante le peculiarità di linguaggio e di stesura che in qualche modo lo collocano fuori dalla dimensione drammaturgica più classica. Al centro della storia ci sono gli ultimi giorni di vita di Vincet Van Gogh e il suo rapporto con il dottor Gachet, che lo ebbe in cura. Tra i primi medici ad occuparsi di omeopatia, nonché mecenate di artisti come Pizarro e Cézanne, Gachet fu un personaggio fuori dall’ordinario. Nel testo le esperienze di vita – così differenti – dei due personaggi si ricorrono in un gioco di specchi, di raffronti, fatto di elusioni e aspirazioni mancate. Un gioco di riflessi che si moltiplicano nelle parole nei pensieri degli altri due personaggi, Marguerite, la figlia adolescente del medico, e Theo, il fratello del pittore.
Nota dell’autore: «Le radici di questo testo affondano in un laboratorio teatrale tenutosi nel 2000, a cui ho partecipato in qualità di scrittore. Partendo dall’idea di un lavoro sulla morte di Van Gogh in cui il pittore olandese fosse solo uno degli elementi di una partitura corale, ho scritto un gran numero di materiali sparsi per uno spettacolo mai andato in scena. Qualche anno più tardi, nel 2004, ho risistemato quei materiali in una versione più asciutta e leggibile, adatta più alla pagina che alla scena, utilizzata per una lettura-concerto realizzata dalla compagnia teatrale Gramigna e dal gruppo musicale Mammooth. Il risultato è questo testo, una scrittura scarsamente “teatrale”, ma che sogna la scena e non può fare a meno di immaginarsi in relazione ad essa».