Riavvolgendo Pina Bausch. Il teatro di Deflorian-Tagliarini

rewind-deflorian-tagliariniLa singolarità di «Rewind», l’omaggio a Café Müller di Pina Bausch (pietra miliare del teatro-danza, anno di grazia 1978) che ha visto per la prima volta insieme il duo Daria Deflorian-Antonio Tagliarini, sta nel fatto di riuscire a parlare di memoria senza mostrare, raccontare, far vedere. Al centro dello spettacolo c’è la conversazione di questi due stralunati individui che, con fare pierrottesco, guardano le scene principali dello spettacolo da you-tube. Le commentano, avvicinano il microfono alle casse per farle sentire, ma ciò che è offerto allo sguardo del pubblico è unicamente la mela illuminata del retroschermo del computer. E così quello spettacolo memorabile diviene frammento, riavvolgimento, tentativo impossibile di riappropriazione. Ma di cosa? Dove risiede il nocciolo di uno spettacolo se non nella sua unicità, nel suo essere incontro “qui e ora” tra chi guarda e chi sta in scena? Questi sono gli interrogativi che lanciano Deflorian e Tagliarini, mescolando abilmente le macerie dello spettacolo (tra le quali è finalmente possibile camminare, cioè esserci) e parti della loro biografia di artisti, tra gag di sedie “originali” di Café Müller comprate su e-bay a 5mila euro che sono uguali a quelle trovate nel magazzino del teatro. E in fondo, poi, nemmeno loro l’hanno mai visto questo spettacolo, il termine di paragone su cui interrogano se stessi e il proprio lavoro. Fa parte di una zona di fantasmi che riescono a parlare, evocabili all’occorrenza tra le maglie audiovisive della rete, come la morte di Kennedy – «Dov’eri in quel momento?», si è chiesta una generazione di americani, sconvolti da quella cesura, oggi sostituita a livello universale dall’11 settembre. Dov’eri in quel momento? Si chiedono sulla scena Tagliarini e Deflorian, e la risposta è puntualmente davanti a una Tv, perché stavolta l’immagine è in diretta. È in questo gioco tra evocazione ed evanescenza che si delinea il senso della memoria, non come ossessione del ricordo, ma un fantasma in grado di parlarci (qualcosa di simile a quello che diceva Mahler della tradizione, che non dovrebbe essere “culto della cenere, ma memoria del fuoco”). Rivisto oggi, in apertura del festival Prospettiva di Torino, a poco tempo dalla scomparsa di questa grande artista del Novecento a cui è dedicata la manifestazione, «Rewind» mantiene la sua forza e acquista una sfumatura ulteriore.

[da Carta n°38/2009]

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