La fragilità di quel che non c’è ancora

Traccia 01-semenzaQuest’estate a Kilowatt festival Caterina Moroni ha presentato due brevi interventi di taglio istallativo, «Semenza» e «Espantos», prima e terza tappa di un progetto più grande che li contiene entrambi, dal titolo «Tracce». Al centro del percorso di Moroni, che in entrambi i casi si sviluppa all’aperto, in un campo, sembra esserci il rapporto con la natura, la dimensione biologica della vita come fatto ipogeo, nascosto agli occhi atrofizzati dell’uomo. In «Semenza» – lavoro che ha già una forma definitiva – l’artista presenta un breve testo sussurrato a due spettatori per volta attraverso un tubo che parte da una catasta di balle di fieno; quando dal fieno si sprigiona una luce (la performance si svolge di notte) e la voce invita ad avvicinarsi, ci si accorge che i tubi sono connessi alla performer, rannicchiata a mo’ di feto, come un cordone ombelicale. Chiude un’esortazione a prendersi cura di ciò che non è visibile, o non c’è ancora.
Per quanto breve, questo lavoro è in grado di abitare la sua dimensione minuta in modo fortemente evocativo, giocando sul meccanismo della rivelazione, che è connesso alla dimensione della nascita. È la vita nascosta, fragile, una vita che non è ancora vita a parlarci; ma allo stesso tempo chi ascolta si trova egli stesso in una dimensione ipoteticamente “fetale”, con una voce che sussurra alle nostre orecchie come provenendo da un altrove, un fuori che è allo stesso tempo dentro di noi. Il dentro e il fuori, chi ascolta e chi parla, diventano punti di un’identica circolarità.
Caterina Moroni sarà nei prossimi giorni al Festival Es.Terni, che apre i battenti proprio questo venerdì 18 settembre, ed è tra i produttori del suo lavoro. A Terni la performer presenta la seconda traccia, «Spennuti».

[da Carta n°32/2009 – apparso con il titolo «Caterina Moroni a EsTerni»]

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